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Ruggeri era ritornato da Miralto, ove era accorso per salvare l’amico, e dove un triste dramma l’attendeva.

Ettore, dopo il convegno mancato, disperando ricondurre alla ragione il giovine amico, lo evitava anzichè ricercarlo.

Lo evitava riprendendo le antiche abitudini di esistenza misantropica, di fantasticherie solitarie, interrotte alla venuta di Giuliano, cui erasi proposto mentore e guida nel pandemonio parlamentare.

Aveva ripreso le passeggiate notturne, le mattutine visite alla stazione, più puntuale degli stessi impiegati di servizio, che s’eran congratulati del suo ritorno fra loro.

Lo chiamavano l’onorevole Ferroviomane, ed avevano creata la leggenda che, abbandonato dall’amante, nell’attesa dell’infedele, ogni giorno andasse ad incontrarla.

Ettore sapeva e lasciava credere, poco importandogli i commenti suscitati dalle sue abitudini bizzarre.

Cessate le distrazioni, se non le preoccupazioni, procurategli dalla venuta dell’amico, era nuovamente piombato nella malinconia del suo pazzo amore senza speranza...

Ma, un mattino, con sorpresa, gli impiegati della stazione non videro il ferroviomane...

— Sarà malato.