Ingombro giorno e notte di poliziotti in divisa, di bravi proteiformi, di spie. Per quello scalone, colle eccellenze del giorno, passano richiedenti d’ogni specie e condizione, senatori, deputati, giornalisti, cavalieri, dame e straccioni. Quante speranze ascendono, quanti disinganni ne discendono! Le coscienze corrotte salgono per toccare il prezzo della prostituzione, coscienze ingenue ne scendono corrotte. Palazzo Braschi è il grande lazzaretto degli appestati politici, che ormai infettano l’Italia intiera. I fondi segreti, le cariche, le croci, i favori d’ogni sorta sono compenso ad ogni sorta di favori. A palazzo Braschi si organizzano le eroicomiche cospirazioni di polizia, che finiscono sempre tragicamente in repressioni cruente, negli scandalosi processi: disonore dei governi, spesso della magistratura.
Palazzo Braschi, guardato dal portiere di sasso, il mutilato Pasquino, è il perno su cui si aggira tutta la corruzione italiana... La sontuosa scalea ne è la cloaca massima.
Ruggeri aveva varcato vergognoso la soglia... guardandosi d’attorno come liceale contumace che, per la prima volta, passi il limitare di una casa infame... Ma i passanti di quell’ora non sanno di politica...
D’altronde nulla di strano, anche in quell’ora mattutina, la visita di un ex deputato al palazzo di Pio VI; tutti gli interessi politici, anche i più onesti e confessabili, vi mettono capo.
La gogna sono le anticamere del ministro, ove tutta l’insalata sociale ha ritrovo.
Ettore non cercava di ministri, quindi non subì la penitenza delle anticamere ministeriali; fu subito introdotto nell’ufficio del commendatore Cerasi, il nuovo Deus ex machina della pubblica sicurezza.
Il lungo funzionario, ch’era curvo sullo scrittojo, compilando circolari segrete ai mille subalterni, ordigni della gran macchina costituzionale, all’entrare dell’ex deputato si drizzò in tutta la sua inverisimile longitudine, gli si fece incontro e stendendo un braccio semaforico porse la mano al visitatore, per il quale ebbe il suo più cordiale sorriso.
— Mi perdonerà, onorevole Ruggeri, se non venni io da lei. Fu per guadagnar tempo, perchè l’affare di cui devo intrattenerla è della massima urgenza.
Ettore rispose freddamente alle cortesie dell’alto-funzionario ed approfittando dell’invito sedette, in attesa delle preannunziate confidenze. Il commendatore entrò immediatamente in materia:
— Ella sa, signor Ruggeri, quanto io mi sia interessato al nostro povero amico Sicuri... Oggi ho il rimorso di essermi interessato troppo. Forse sarebbe stato miglior consiglio lasciarlo nella sua oscurità a Miralto. Ora il male è fatto, inutili i pentimenti miei e le recriminazioni da parte sua, soggiunse sorridendo il commendatore; il male è fatto! L’onorevole Sicuri è compromesso, bisogna salvarlo!