«La manìa imitatrice degli italiani ha creato lo scandalo dell’Istituto Romano; senza il Panama di Parigi, nessuno si sarebbe preoccupato della nostra banca.
«Si rifriggono cose vecchie e notorie da anni, e si lanciano al pubblico come scoperte recenti. Tutti sapevano, dai ministri in giù, in quali condizioni versasse l’istituto, tutti vi attingevano senza curarsi di conoscere se i biglietti riscossi fossero di doppia o triplice emissione, se fossero autentici o falsi... Senza il Panama, la catastrofe sarebbe venuta, ma col giudizio universale.
«Ora è inevitabile. Per quanto faccia il Governo, onde impedirlo, lo scandalo scoppierà irreparabile.
«Ho qui la nota dei personaggi politici che ebbero affari colla Banca, e dei maggiormente compromessi. Mi fu consegnata, non dagli impiegati dell’Istituto, ma dalla Banca concorrente, la quale esercita attivissimo spionaggio negli uffici dell’istituto rivale.
Sì dicendo, il commendatore s’alzò per cercare sullo scrittojo il documento.
Dopo breve ricerca lesse:
«Deputato Giuliano Sicuri, debitore di lire duecentomila in cambiali non scadute.
«Il suo deposito alla Banca, di lire cinquecentomila, è esaurito. Le cambiali furono presentate allo sconto dal signor Ferretti, direttore dell’Ordine, e portano avalli di impiegati subalterni a quel giornale.»
— Indispensabile ritirare al più presto quegli effetti, soggiunse il commendatore, dopo breve silenzio, nell’attesa vana che Ruggeri parlasse.
«Il conte Giuliano non è in nulla e per nulla colpevole; si è rovinato spendendo del proprio... Ma in questi giorni di sospetti, innocente e vittima, sarebbe messo a fascio cogli altri... Chissà quale clamore susciteranno le rivelazioni... Bisogna intervenire subito.