— Subito! Come? osservò Ettore. La somma è enorme... La povera contessa sarebbe rovinata... Ah commendatore! Cattivo servigio ha reso alla famiglia Sicuri coll’elezione di Giuliano!

— Pur troppo! Dovevo prevederlo!

«Il cuore me lo diceva! La mia teoria non falla... Quegli occhi blu mi avevano messo in sull’avviso. Ma chi poteva prevedere? Io non ero a Roma. Quel furfante di Ferretti, cui bisognò ricorrere per la convalidazione, l’ha divorato, come il gatto un topolino.

«Noti poi che Ferretti non fece nulla presso la giunta delle elezioni... Senza di me l’onorevole Sicuri non sarebbe stato convalidato... Ho dovuto intendermi coll’avvocato del competitore Bertasi, perchè mandasse i reclami degli elettori avversarî non autenticati.

Alla smorfia di Ruggeri per la ingenua confessione del reato, il commendatore soggiunse:

— Buona guerra! Senza strattagemmi non si vincono battaglie.

— Strattagemmi!? replicò Ettore in tono di protesta.

— O Dio! In politica non si va pel sottile. Se gli avversarî avessero potuto fare altrettanto contro di noi, non sarebbero stati trattenuti dagli scrupoli.

— Diceva, dunque? soggiunse Ettore per tagliar corto alle dissertazioni del commendatore.

— Che è urgente togliere di mezzo le cambiali del conte Giuliano.