— Mio Dio, se non ci fosse l’amicizia a questo mondo, che ci rimarrebbe, quando cogli anni l’amore se ne fugge?
Il vecchio notajo tossì con ostentazione, quasi avesse voluto insinuare un dubbio e sbirciò stranamente Ettore, scotendo il capo, come per sollevare dubbî sulla credibilità dell’affermazione:
— Amore o no... è un fatto che per la generalità, la migliore e la più sentita amicizia è l’egoismo, l’amicizia per sè medesimi. Ella vuole... Sia! Ma in ogni modo la somma non sarebbe sufficiente; nella migliore ipotesi ci mancherebbe sempre una cinquantina di mila lire.
— Quelle le anticiperà lei, signor dottore.
— Io! sclamò il notajo, facendo un balzo...
— Certamente! soggiunse Ettore... Poi prenderà tutte le garanzie onde assicurare il suo credito; ora non abbiamo tempo da perdere...
— Cinquantamila lire! Fa presto lei... Non sono un soldo...
— Lo so, ed è per questo, ch’io non so chi altri potrebbe in Miralto snocciolarle lì, su l’unghia, all’infuori di lei.
— Già, mi hanno fatto la nomea di milionario... Non dico di essere un disperato; cinquantamila lire sulla mano... da un minuto all’altro?...
— Non dico questo, per domani basta... Oggi mi recherei a Milano per depositare alla Cassa di risparmio i miei titoli, la somma mancante me la darà lei domani. Dopo domani a Roma ritirerò le cambiali e noi diverremo creditori del conte e della contessa per la somma corrispondente. Ella poi stipulerà il contratto in piena forma e noi avremo fatto una buona azione senza il minimo sacrificio, senza il più piccolo rischio.