Accorsero le suore... Stella fu portata nella sua cameretta verginale, adagiata sul lettuccio. Priva di sensi, pareva morta... morta anch’essa...
Le suore ed Adele si affaccendavano nelle cure, sciogliendo frettolosamente i ritegni degli abiti, spruzzandole il volto, approssimandole alle narici impallidite una boccetta di sali. Stella non rinveniva e si disperavano nel terrore.
Ettore instupidito era caduto ginocchioni a’ piedi del letto, colla mano inerte di Stella fra le sue, incapace a nulla nel terribile dubbio... Avrebbe urlato nella disperazione, se la voce gli fosse uscita dalla strozza; anch’egli si sentiva morire, soffocato dall’angoscia.
Pallida come cera, ancor più bella, il volto dimagrato dalle sofferenze, sembrava veramente morta... Mai come in quell’ora, perfetta la identità coll’altra, la fidanzata perduta dalla morte rapitagli.
Se l’ansia fosse più lungamente durata, Ruggeri sarebbe impazzito.
Quando Stella diede un primo segno di vita, un grido di gioja gli uscì dal petto...
— È viva! È viva!
La più anziana delle suore, che con pietosa indulgenza erasi commossa allo strazio di Ettore, senza aver diviso i suoi allarmi per un semplice svenimento, gli si avvicinò dicendogli:
— Signore, ora tocca a noi infermiere; la signorina fra poco sarà pienamente ristabilita... È bene lasciarla sola con noi. Non tema! Noi che viviamo fra i dolori e le miserie, assistiamo spesso a simili strazî. I grandi dolori morali sulle fibre delicate producono eguali effetti delle eccessive, intollerabili sofferenze fisiche, la momentanea cessazione della vita. È forse provvidenziale! Momento di sollievo, per chi soffre, nella insensibilità della morte.
Ettore ringraziò collo sguardo la suora pietosa, e, baciata la manina fredda di Stella, che increspò le pallide labbra ad un sorriso, si ritirò mormorandole all’orecchio: