Quando ebbe finito, la contessa ringraziò con effusione.
— Il notajo Invernizzi assesterà le questioni di interesse; io non dimenticherò mai ciò che ella ha fatto per noi... Così Stella potesse dimenticare... la simpatia che lei le ha inspirato, soggiunse la contessa arrossendo... La sua povera mamma al letto di morte, con ostinazione inconcepibile in quell’ora suprema, volle la promessa formale dalla figlia che avrebbe rinunziato ad ogni rapporto con lei... signor Ettore. Stella ha giurato! Entrambe siamo infelici; io abbandonata dal padre del mio piccolo Giorgio, essa legata da un giuramento solenne a non essere mai dell’uomo che ama, cui si ritiene avvinta da un voto egualmente indissolubile. Alla sua generosità, signor Ettore, il tranquillare la coscienza allarmata di Stella, restituendole quella libertà ch’essa crede di non avere... Col tempo, chi sa? si cicatrizzano tante ferite! riprese la contessa sospirando...
— Non le ferite mortali! sclamò Ettore.
E dopo un lungo silenzio:
— Stella non è in alcun modo legata a me... Io sono un grande colpevole perchè non avrei dovuto fomentare una passione insensata, per la differenza d’età. A me non rimane che rivarcare l’Oceano, sopprimermi... Sperando nel tempo, non per me che da anni non spero, illudendomi appena qualche volta per rendermi sopportabile la vita.
«L’amicizia per Giuliano, per lei, contessa, l’amore per Stella, un amore pazzo, erano le ragioni della mia esistenza... Ora tutto è spezzato... Domani, quando avrò restituite le cambiali a Giuliano, il mio compito sarà finito... Per lei, contessa, la venerazione come di una santa, ed il voto che il suo Giuliano possa ritornare guarito dalla terribile lezione nel seno della famiglia, amoroso e riamato come un tempo.
— Impossibile! sclamò Adele con energia che Ettore non avrebbe mai supposto in quella soave e mite creatura. Impossibile! Il mio amore offeso, il mio orgoglio calpestato potrebbero perdonare; non perdonerò mai a Giuliano di aver spogliato suo figlio... che ormai è tutto il mio amore, tutto il mio orgoglio. Compio con entusiasmo quest’ultimo sagrificio che lei mi chiede, ma più nulla di comune io posso avere con quel disgraziato, che abbandono al suo nuovo amore, al suo destino senza rimpianto.
«Il notajo Invernizzi, che incaricherò di assestare quest’ultima pendenza, è pure incaricato delle pratiche per la nostra separazione... Tutto è finito! Felice se mi rimarrà la di lei amicizia, signor Ettore, mi dedicherò tutta al mio bambino, a Stella; della quale devo essere pure il conforto e la guida... Questi sette mesi di sofferenze e di umiliazioni mi hanno invecchiata di dieci anni. Sarò una mamma giovane, disse sorridendo melanconicamente, ma assennata.
— Signora Adele, ella spera nel tempo per me e per Stella; lasci ch’io speri nel tempo per lei e per Giuliano...
— Il tempo? Chi sa? Forse... Quando avremo i capelli bianchi... Ella deve partire. L’avrei voluto qui per giovarci in queste ore tristi, nelle quali la sventura si è scatenata con tanta furia contro di noi tutti, ma è bene ch’ella parta; la sua presenza è necessaria a Roma per quel disgraziato...