— Per carità, signor Ettore, non bestemmiamo la morte in quest’ora solenne, il cadavere è nella camera attigua... le ultime volontà dei morenti sono sacre.

— Perdoni, contessa... Perdoni! Sono un infelice condannato al supplizio, e non oso, non so strapparmi il cuore dal petto... Stella le dirà il nostro amore... È la seconda volta che la perdo, rapitami dalla morte, ora mi è dalla morte contesa.

Adele credette che fosse impazzito...

— Partirò! Pure come pretendere, contessa, ch’io subisca rassegnato la mia sorte? È tutta una gioventù di lacrime e di rimpianti che oggi, nella sventura stessa che ha colpito Stella, avrebbe trovato compenso nella nostra unione ridicola, forse agli occhî del mondo per la sproporzione degli anni, ma che ci avrebbe egualmente reso felici, perchè nella gioja del presente non avremmo curato l’avvenire...

«Ed invece più assoluta separazione...

«Tra noi si frappone il veto della morta; la nostra unione non sarebbe soltanto ridicola: sacrilega...

Le lacrime dei fanciulli e delle donne commuovono, quelle degli uomini bruciano... Il volto virile e abbronzato di Ettore era rigato di pianto...

— Signor Ruggeri!

— È vero, è vero... Sono un grande fanciullo... Sia, contessa, mi farò animo... Partirò, ritornerò per i funebri... E darò l’arrivederci a Stella in un’altra vita, se pure non è un inganno... Contessa, perdoni... Sarò ragionevole... no, meglio, sarò eroico.

— Così la volevo, disse Adele serrandogli con riconoscenza la mano.