— Ella è un angelo, rispose Ettore, baciando la purissima fronte di quella santa, che non si ritrasse alla casta carezza dell’amico, sorridendo di un sorriso di riconoscenza.

— Andiamo a salutare la povera Stella... Le annunzii il suo prossimo ritorno, e della partenza definitiva non le dica nulla... La saprà anche troppo presto.

CAPITOLO XIX. L’interpellanza.

La segreteria, gli uffici della Presidenza, i singoli deputati erano in quella mattina assaliti dai richiedenti biglietti per le tribune della Camera... In via della Missione fin dalle prime ore del mattino la folla faceva ressa davanti la porta chiusa dell’ingresso alla tribuna pubblica. Nei pressi di Montecitorio un’animazione insolita per la grande première parlamentare, che il pubblico intitolava Il Panamino italiano.

Nei corridoî e nelle sale di Montecitorio affluenza straordinaria di deputati, un affaccendarsi dei moretti ministeriali, ajutanti di campo del Governo a portare il verbo ai loro colleghi della maggioranza, gli oppositori a gruppi discutevano il piano di battaglia... Il deputato Collani, l’eroe del giorno, asserragliato dagli amici, dispensava le primizie inedite della sua interpellanza... Si facevano nomi di ministri ed ex ministri, di deputati morti e viventi, di funzionarî compromessi, si precisavano cifre di somme attinte alla banca, si susurrava di documenti scandalosi degli onorevoli Tizio, Cajo, Sempronio, di biglietti dolci di dame più o meno politicanti e di biglietti di banca in risposta... di prodezze da una parte, di sfacciate corruzioni dall’altra, i voti non disinteressati, di leggi votate o soltanto proposte a prezzo fisso.

Mai Montecitorio era stato più animato; ai fatti veri si accoppiavano fiabe fantastiche, insinuazioni calunniose... Si assicurava che il Governo si sarebbe opposto all’inchiesta parlamentare, d’altra parte si prevedeva che ormai l’inchiesta sarebbe stata ineluttabile.

Tutte le passioni, tutte le invidiuzze, le rivalità, gli odî sopiti sotto la cenere della cortesia di colleganza, levate le maschere, scoppiavano in accuse formali, in proteste virulente...

La farmacia non funzionava, tutto Montecitorio era farmacia, la maldicenza aveva invaso il palazzo. La malignità aveva buon gioco; bastava aver partecipato ad una commissione parlamentare qualunque, attinente agli interessi, alle riforme bancarie, per essere sospettati... Si studiavano le fisionomie dei colleghi, tentando indovinare il loro grado di compromissione. Un pallore insolito, o una cattiva digestione, un malessere, una preoccupazione qualunque, erano indizî di colpabilità.

— Guarda come è immusonato il deputato Donadio... Che ci sia anche lui?

— Non c’è caso, è due volte milionario. È l’onest’uomo per eccellenza.