— Malattia bancaria, o cambiaria, come volete. È stato visto un’ora fa nell’anticamera dell’Istituto Romano.
— Chi te l’ha detto?
Il deputato interpellato si morse le labbra... Avrebbe dovuto confessare di avercelo incontrato.
— Lo dicevano or ora... in farmacia.
Ettore frattanto aveva messo in moto gli uscieri alla ricerca di Giuliano... Ricerca inutile...
— Certamente non ebbe il coraggio di venire alla Camera... Sarà in casa.
Prese una carrozza e si fe’ portare a Piazza Termini...
— Il signor conte deve essere malato, gli disse il domestico... Stamattina all’alba ha chiamato. Il letto era intatto, non si è quindi coricato. Ha ordinato di farla passare subito.
Ettore, entrando nella camera di Giuliano, sentì una stretta al cuore. Il dubbio di una nuova sventura. Aveva bussato replicatamente e non gli era stato risposto; la camera semi buja, appena illuminata dai raggi che entravano per le sconnessure delle imposte e dalla fiamma fioca di una candela quasi intieramente consunta, ultima rimasta nel candelabro... Giuliano steso sul divano...
— Suicidato?!