Corse verso l’amico scotendolo violentemente... Giuliano, svegliandosi, balzò in piedi impaurito, e durò fatica a riconoscere l’amico...
— Ah! sei tu... Grazie di avermi svegliato... Un incubo orribile... Quello di otto mesi fa... Apri, apri le imposte... Sei stato a Miralto? Sei passato da Montecitorio? Che fanno alla Camera? Apri, apri! Ho bisogno di luce!
Il disordine della stanza rivelò ad Ettore le angoscie provate da Giuliano in quella notte. Il letto intatto, gli abiti scomposti, i mobili alla rinfusa, e a terra carte, giornali, le candele consunte, i candelabri fumosi.
— Che hai fatto, Giuliano?
— Non so... Forse il delirio... Mi pare di aver avuto un accesso di febbre... A Miralto? Perchè andasti a Miralto? Ti ho cercato dappertutto...
— Tranquillizzati, i tuoi conti coll’Istituto Romano sono completamente saldati...
— Saldati!? Come ti sei procurati i denari? chiese Giuliano... È possibile? Non mi inganni? Chi? Chi ha pagato?
— La contessa Adele...
— Lei? Sono un miserabile! E che ti ha detto, la povera Adele?
— Nulla!... Non è il momento di parlare di Miralto... Ti dirò poi... Eccoti le cambiali... La dichiarazione di saldo completo della banca... In caso che il tuo nome venga pronunciato, le presenterai al presidente della Camera... Ed ora, rassettati, fa un po’ di toilette, che hai l’aria di uno spiritato, e va alla Camera... Al tuo posto! Colla testa alta... Se hai ragioni di arrossire, gli è con noi, non di fronte ai tuoi colleghi... Se lo stomaco ti dice, fa un briciolo di colazione. Poi occupa il tuo posto fra i primi. Hai due ore di tempo; la seduta si aprirà alle due.