Il Parlamentare di Roma intonava inni entusiastici di vittoria per conto del Governo, riuscito trionfante nella prova elettorale; fra le elezioni governative, citata quella di Miralto, e l’eletto, conte Giuliano Sicuri, dal giornale era già ascritto al gruppo dell’Estrema dissenziente, con molti altri nomi di noti democratici.
— Aveva ragione il sottoprefetto, pensò Giuliano, il solo gruppo che mi conveniva era il dissenziente legalitario. Il nostro programma è democratico quanto quello degli intransigenti, non fa una grinza, una sola divergenza; noi voteremo per il Governo ed essi voteranno contro; del resto, egualmente liberali, egualmente democratici, non abbiamo differenza che di metodo. Come mai Ruggeri potrà accusarmi di incoerenza se con me vi sono tanti tribuni celebrati fra i più strenui difensori dei diritti del popolo?
«Incoerenti gli altri, i quali sedendo in un Parlamento monarchico, combattono le istituzioni, in virtù delle quali sono investiti dell’altissimo mandato e le instituzioni giurarono osservare, difendere.
Tranquillata la coscienza coi sofismi del commendatore Cerasi, passò all’altro grande giornale romano. L’Ordine recava fra le ultime notizie un telegramma da Miralto, col quale molti elettori non firmati protestavano indignati contro le mene del candidato battuto, ex deputato Bertasi, «il quale va raccogliendo, anzi estorcendo, nel collegio firme di protesta contro le pretese ingerenze governative in favore dell’elezione del conte Sicuri.»
Il telegramma soggiungeva:
«Nessuna elezione fu più spontanea e meglio accolta di questa. Lo provano i sinceri, quasi unanimi entusiasmi salutanti la vittoria del nostro deputato, il quale rappresenta per davvero tutta la parte sana della popolazione del collegio.
«Se la prevalenza dei voti non fu grande, lo si deve al partito del disordine, che estorse voti colle minaccie nelle campagne terrorizzate, come oggi le firme a protesta contro il risultato dell’elezione.»
Giuliano raggiò di gioja alla lettura, come se non avesse già prima conosciuto, colle origini, il testo del dispaccio. Ma il giornale avrebbe potuto rifiutarsi alla pubblicazione; ormai era impegnato ed era da credere lo avrebbe sostenuto anche davanti la giunta delle elezioni.
— L’Ordine, gli aveva detto il sottoprefetto, è un alleato indispensabile, onnipotente: fa la pioggia ed il bel tempo. Nulla avviene contro e senza di lui... E poi, con chi sa essere generoso, aveva soggiunto il lungo funzionario, sottolineando con un cinico sorriso la raccomandazione, è anche fedele. Bisogna però avere la cura di non lasciarsi sorpassare da altri in generosità. Il Parlamentare, invece, è temibile per il male che può fare, troppo eclettico, non ha influenza seria; non ha amici, perchè ha tradito tutti, ma non è per questo più facilmente abbordabile alle piccole borse. Sull’amico non potendo contare, bisognerà cercare di non averlo nemico... questione di quattrini...
— All’Ordine mi recherò domani, pensò Giuliano, al Parlamentare porterò una carta da visita, come agli altri giornali tutti. Poi, vedremo! Ah! se Ruggeri volesse ajutarmi. Mi accuserà di apostasia e se ne laverà le mani. Lo conosco, il testardo!