— Chi mai?...

Lasciandosi cadere su d’una seggiola stette pensoso.

— Oh!... sclamò. Quale umiliazione! Giulia! non può essere stata che lei... Essa ne sapeva qualche cosa; me ne parlò, io negai recisamente. Giulia! Ettore, Ettore, è troppo!

Ruggeri non disse parola. Non poteva essere altrimenti, ed osservava con pietà mista a disprezzo l’amico, le cui avventatezze dovevano essere riparate da due donne: la sposa tradita e l’amante milionaria.

Finalmente Ruggeri riprese:

— È troppo davvero! Credevo che da Ferretti, dal tuo Ferretti arrestato stamattina, da vile malfattore qual è, non si potesse scendere più in basso... Non mancava che le amanti tue pagassero i tuoi debiti.

«Giuliano, di’ la verità, devi altre somme alla marchesa?

— No, te lo giuro!...

— Ebbene eccoti le settantacinquemila lire; erano destinate alla banca, le porterai invece alla signora... La quale avrebbe dovuto comprendere che meglio era lasciarti in balìa all’inchiesta parlamentare, che disonorarti co’ suoi soccorsi.

— Non dire così... È una prova sublime di abnegazione e di affetto...