— Come vorrai! replicò indispettito Ruggeri, contando i biglietti di banca. Prendi la somma, corri dalla marchesa e portami le cambiali; ti aspetto qui. Purchè nulla sia trapelato del suo concorso... Si direbbe e... e si stamperebbe in tutta Italia che il deputato conte Giuliano Sicuri paga i debiti e le differenze di borsa coi denari delle donne innamorate de’ suoi begli occhî... De’ suoi begli occhi blu, soggiunse, ripensando alla teoria oculistica del commendatore Cerasi.

Giuliano nella gioja di sentirsi salvo, quantunque ferito nell’amor proprio per l’indubitato intervento di Giulia, era raggiante alla nuova prova d’amore.

Se avesse osato, avrebbe protestato contro Ruggeri. D’altronde, pensava: — Che c’è di male? Se non avessi potuto rimborsarla sarebbe stato altro affare... E poi, a mia insaputa; io non sono menomamente imputabile... Buona Giulia! Mentre io mi disperavo, essa accorreva tacitamente in soccorso mio... Senza neppur prevenirmi per delicatezza.

Frattanto si rassettava frettolosamente. Scampato al pericolo, al pericolo passato non pensava, divorato dall’impazienza di rivedere Giulia, di ringraziarla, di effondere ne’ caldi baci la riconoscenza traboccante.

— Poveretta, jersera mi avrà inutilmente aspettato...

Una nube ripassò sulla fronte rasserenata.

— Ferretti arrestato! E la liquidazione di domani? Dovrò nuovamente ricorrere ad Ettore... A lui che mi fa sì pesantemente sentire il suo appoggio, i suoi favori. Meno male! Domani si tratterà di riscuotere, non di pagare...

Ettore, mentre Giuliano stava vestendosi, indovinando gli intimi pensieri dell’amico, si sdegnava...

— Ha ragione il commendatore; l’acqua non risale alla sorgente. Sul pendìo precipita... È finita! Compirò il mio dovere, e poi l’abbandonerò al destino.

Allorchè Giuliano stava per uscire: