Con invida curiosità, Ettore esaminava minutamente ogni oggetto, il monogramma di Giuliano, ricamato in cento maniere... Un serico cuscino portava una data soltanto...
— Certamente quella del loro primo incontro...
Due figurine di Sassonia, abbracciate, rappresentanti forse Fausto e l’Elena greca della leggenda; sullo zoccolo di bronzo, a caratteri d’oro, in rilievo, eravi la scritta: «Oggi e sempre!... anche all’Inferno!» Sfida terribile di Giulia alla sua fede... Più forte l’amore della religione... Religione l’amore per Giuliano, nella giovine donna innamorata!
Un cofanetto in legno di sandalo, lavoro paziente, sorprendente, di artista arabo, lasciato aperto da Giuliano, era colmo di lettere... Lo rinchiuse, Ettore, girando la chiave d’oro a doppia mandata, quasi per vincere la tentazione di frugare in quel cofano misterioso, nel quale erano custodite le espansioni innamorate della marchesa...
Un lungo sospiro...
— Per Giuliano è finita! Il ravvedimento impossibile; un’anima debole come la sua non ritorna da un simile amore.
Snervato da quelle indagini, offeso da tanta felicità, insulto per lui in quei giorni desolati, premette il bottone elettrico ed al cameriere che si era presentato sul limitare della porta:
— Il conte è uscito... Potete rassettare la sua camera da letto; l’attenderò in salotto.
La stessa cosa. Anche là, l’acre profumo orientale, anche là la presenza di Giulia in ogni oggetto... Anche là per lui la inseparabile ombra di Stella, per sempre perduta, più spasmodico il pensiero della propria miseria, innanzi alle prove di tanta felicità.
Quando Giuliano fu di ritorno, la serenità giuliva dell’amico lo irritò...