— Che dirti? Ti interessi tu a qualche cosa nel tuo egoismo?

Giuliano stette pensoso, umiliato, non potendo in alcun modo scolparsi...

— È vero... Ancora un favore ti debbo chiedere, poi farò ciò che vorrai.

«Ferretti è stato arrestato e domani è giorno di liquidazione in borsa, la seconda profittevole fra tante disastrose. Io non mi intendo di borsa; vorrei almeno che prima di partire tu andassi dal mio agente di cambio, per vedere come sono gli affari miei, per liquidare ogni partita. Ho giurato di non tornarci più... Questo ultimo favore non me lo puoi negare. Dopo domani, quando sarai di ritorno...

— Se non è che questo, soggiunse interrompendolo, Ettore, con un amaro sorriso, ti servirò, quantunque di borsa dovrei intendermene meno io che non ci ho mai perduto un centesimo...

«Ed ora andiamo alla Camera!

CAPITOLO XX. La bufera.

La discussione dell’interpellanza bancaria si protrasse tre giorni, fra i tumulti di un’assemblea sovraeccitata al parossismo. Alle passioni politiche di partito si aggiungevano interessi personali, di attacco, di difesa.

Vendette elettorali, rivincite, sfide latenti per inveterate inimicizie; antipatie in lotta, rappresaglie di abbandoni, di diserzioni e tradimenti.

Ed ancor più appassionante la manìa dello scandalo, malattia inguaribile, ereditata colla condanna ai lavori forzati ed a morire, dai nostri genitori per il primo fallo di Eva.