Le passioni che agitavano la Camera si erano propagate sui fili telegrafici per l’Italia intiera. I giornali non si occupavano d’altro, riboccanti di particolari sulle sedute parlamentari, di rivelazioni, di accuse.
Il sentimento di moralità di un popolo intiero era in rivolta; la curiosità, curiosità febbrile, si associava allo sdegno.
— I nomi! I nomi dei concussionarî! si gridava da ogni parte... I colpevoli alla berlina!
Il Governo, sostenuto da una maggioranza formidabile, si opponeva recisamente alla domanda di una inchiesta parlamentare; ma l’opinione pubblica lo travolgeva. La difesa era ostinata, pure ad ogni attacco dell’opposizione perdeva terreno. Tutte le arti di seduzione, tutti gli strattagemmi parlamentari furono esauriti. Dovunque si voleva la luce... I fogli degli scribi stipendiati, l’Ordine dell’onesto Ferretti, il Parlamentare del gentiluomo Mosaici, in testa, invano proclamavano carità di patria, nell’intento di sopire lo scandalo, onde salvare all’estero l’onor nazionale, quasi che potesse essere compromesso da pochi individui, qualunque sia la loro posizione sociale e politica.
Asserragliato nell’ultimo riparo, il presidente del Consiglio capitolò, promettendo un’inchiesta governativa. La maggioranza l’accettò.
Il Governo sperava, sottraendosi al controllo parlamentare, assopire fatti inoppugnabili compromettenti tutti i poteri dello Stato; ma alle prime indagini dell’inchiesta, le risultanze apparvero talmente enormi, che l’intervento dell’autorità giudiziaria fu inevitabile.
Il minuto del terrore!... Un direttore di banca fu arrestato per l’appropriazione indebita di due milioni, dei quali non sapeva render conto... La voce si propagò di incredibili brogli all’Istituto Romano per più di trenta milioni di lire. Tutte le voci le più pessimiste si avveravano. L’opposizione trionfava.
Un mattino, Roma, attonita, vide sfilare per le sue vie un lungo corteo di carrozze, guardate da un nugolo di guardie e carabinieri, dirette alle carceri di oltre Tevere... a Regina Cœli... Direttore, cassiere, alcuni impiegati, perfino l’elegante banchiere Michelini, alcuni funzionari dello Stato componevano il triste convoglio... E la folla crudele ad insultare gli arrestati, in attesa del turno dei ministri, dei senatori, dei deputati ritenuti complici.
L’ora pareva vicina... Nelle carte degli arrestati compromissioni insospettabili. Correva voce di domande del procuratore generale alla Camera per autorizzazione a procedere contro alcuni deputati; affermavasi che il Senato stava costituendosi in Alta Corte di giustizia, per giudicare alcuni de’ suoi membri accusati.
La febbre dello scandalo, della pubblica curiosità, al delirio.