Dai banchi della Camera partivano accuse e denunzie formali, ed i gabinetti dei giudici istruttori si erano trasformati in bocca di leone, ufficî di informazioni, vere e false, per la stampa assetata di notizie. Ogni reporter faceva bottino di nomi e di documenti onde metterli a disposizione del proprio giornale, il quale, a seconda del partito politico, delle sue attinenze e delle influenze, ne usava a proposito ed a sproposito. Miscela di verità e di calunnie, di esagerazioni e di pietose o interessate soppressioni. La confusione degli innocenti ai colpevoli giovava al Governo, che frattanto sopprimeva nomi, sottraeva documenti, a beneficio de’ suoi, o per ricattare gli avversari più temibili, col silenzio momentaneo, forte della minaccia di rivelazioni successive...
Giuliano, il quale, assestati i suoi affari coll’Istituto Romano, munito della dichiarazione del saldo completo d’ogni suo conto col detto Istituto, si credeva ormai al sicuro da ogni accusa, vedeva invece ogni giorno il proprio nome correre su per i giornali, con quelli dei più compromessi fra i malfattori politici.
Nelle liste, astutamente divulgate dai magistrati, il suo nome compariva pur sempre fra i debitori... Una sua dichiarazione formale, stampata sull’Ordine e sul Parlamentare, non servì. Ormai lo si accusava di aver offerti servigi politici al direttore dell’Istituto, e lo si additava come uno fra quelli contro cui l’autorità giudiziaria avrebbe proceduto.
Giorni terribili quelli, di umiliazioni, di agitazioni, di terrori...
Ruggeri nell’ora triste era ritornato, e Lastri non abbandonava il giovane amico.
Ma, pur troppo, l’autorità giudiziaria nelle lettere di pura cortesia dell’on. Sicuri si ostinava a trovare un reato... L’intervento dell’onorevole Lastri non aveva servito... Le vittime si volevano, per poter salvare i rei influenti, altolocati, potenti... L’opinione pubblica era assetata di riparazioni, di soddisfazioni... Nel 93 la ghigliottina, ora la morte civile.
La marchesa Giulia, vera eroina, per salvare l’amante aveva messo in gioco tutte le influenze della contessa Marcellin, non risparmiandosi per proprio conto.
Avvocato difensore irresistibile per la bellezza affascinante, il casato illustre, le ricchezze, era corsa per tutti i ministeri, aveva perorato presso tutti gli alti magistrati, aveva bussato a tutte le porte di personaggi politici, non chiedendo grazia, invocando giustizia.
Giuliano, incapace alla lotta, si era ripiegato su sè stesso, chiudendo gli occhî, come i bambini per non veder la folgore, turandosi gli orecchî, impaurito dal fragore del tuono.
Spinto alla Camera dalla volontà di Ruggeri, alla quale non sapeva resistere, sotto la rispettata protezione dell’onorevole Lastri, occupava ogni giorno il proprio banco di deputato, nell’atteggiamento di colpevole piuttosto che di innocente.