In quel mattino correva voce che alla presidenza fossero giunte le domande a procedere contro alcuni deputati.

Giuliano, pallido come cadavere, stava assiso al suo banco, straziato dal dubbio d’essere compreso fra gli accusati... Gli sembrava che tutti gli sguardi fossero rivolti su di lui. Per nascondere il proprio turbamento fingeva scrivere, ma in realtà non tracciava che parole senza senso... Non udì una sillaba della lettura del verbale, gli pareva sognare... il sogno tormentoso della notte del suo primo viaggio di deputato da Miralto, la stessa visione, le risa ed i cachinni dei colleghi, che lo beffeggiavano, la stessa apparizione; là in alto, come in una nube, Adele e il suo bimbo!...

La carta su cui la mano inconsciente tracciava i caratteri era bagnata di lacrime...

L’onorevole Boemi, brav’uomo, vicino di banco a Giuliano... a susurrargli all’orecchio:

— Coraggio, Sicuri... Tutti ti rendono giustizia... Via! Sii uomo!

Giuliano, richiamato alla realtà, si asciugò frettolosamente gli occhi, serrando riconoscente la mano al collega...

Un silenzio di tomba s’era fatto nell’aula affollata... I deputati, scesi nell’emiciclo, all’invito del presidente ritornavano ai loro posti, compresi della gravità della situazione sentendo tutta l’importanza delle comunicazioni preannunziate.

Le tribune erano gremite. Pure sarebbesi detto che gli spettatori rattenessero il respiro per meglio udire, tant’era il silenzio.

Spettacolo imponente, solenne, emozionante quanto quello di una degradazione militare.

Un colpo di campanello, ed il presidente annunziò essergli pervenuta, inviata dall’autorità giudiziaria, la domanda di autorizzazione a procedere contro un deputato.