La lettura del presidente continuava nel più profondo silenzio, appena turbato tratto tratto da qualche bisbiglio... Il nome del deputato accusato, De Respi, era stato pronunziato, e il documento assumeva il carattere d’una fiera requisitoria, che non doveva essere l’ultima, perchè il magistrato preannunziava nuove procedure contro altri deputati.
Gli articoli invocati del Codice penale erano il 168, il 63, il 171, il 172 ed il 204; ognuno dei quali comminava più anni di carcere.
Come un brivido di terrore, forse di pietà, corse per l’assemblea. Impressione profonda, terribile.
Terminata la lettura, i banchi, le gallerie si spopolarono.
Scena indimenticabile... Il deputato De Respi, il colpito dall’accusa giudiziaria, era rimasto solo al suo banco, in atteggiamento in apparenza impassibile, quasi sorridente. Si alzò, con mano ferma raccolse le carte, e fattone un plico, che mise sotto braccio, si dispose ad uscire. Ristette; nella di lui mente d’artista balenò forse un ricordo, come al narratore, che assisteva dalle tribune pubbliche a quel dramma: il plotone di fucilazione del maresciallo Ney, rappresentato dal pennello di Gérome... I soldati guidati da un’ufficiale, i quali, ad eccidio compiuto, se ne vanno riguardando con pietà paurosa la vittima inanimata, stesa al suolo bocconi. Così gli onorevoli, uscenti a frotte dall’aula, si volgevano al colpito dalla morte civile con sguardo pietoso ed impaurito... La solennità dell’esecuzione li aveva commossi.
Nessuno dubitava della di lui reità, per il rapido patrimonio ammassato, per la nomea di audace affarista; ma il collega così ucciso dalla spada della giustizia, che lo coglieva al sommo della popolarità, alla vigilia di afferrare l’ambito portafogli, era sì miseranda catastrofe, che atterriva... I complici suoi, minacciati anch’essi dal rigido magistrato, s’eran dileguati esterrefatti.
L’onorevole De Respi ristette e, portata una mano al cuore, come per uno spasimo improvviso, ricadde a sedere. Un coraggioso collega accorse a lui, l’esempio fu imitato da altri e, l’infelice, nell’ora fatale dell’espiazione, ebbe il conforto della generosa pietà anche di qualche avversario.
Di tutto ciò nulla aveva notato Giuliano, che, abbandonata l’aula, saliva alla tribuna della presidenza, onde ringraziare Giulia, ed effondere tutta la riconoscenza per l’amica devota, tutta la gioja per lo scampato pericolo.
L’emozione aveva spezzata la debole fibra. La lieta notizia, giuntagli tanto improvvisamente, il repentino passaggio dai dubbî accascianti alla consolante certezza della propria innocenza riconosciuta, avevan potuto più del supplizio sì lungamente durato; quando fu al limitare della tribuna, non resse e svenne stramazzando a terra, mal sostenuto dall’usciere, che, vedendolo barcollare, gli era accorso in ajuto.
Dai pochi presenti nel corridojo fu scambiato per il deputato De Respi... l’accusato.