La marchesa Giulia gli prestò le prime cure nell’appartamento della presidenza. Appena potè reggersi, Giuliano, ospitato nella carrozza della marchesa, fu ricondotto al di lui appartamento, preceduto da Ruggeri, avvertito dell’accaduto.

Divorato dalla febbre, fu posto a letto delirante. Febbre cerebrale, avea dichiarato il medico, sollecitamente chiamato.

Al capezzale, silenziosi, Giulia ed Ettore, che, avversarî fra loro, dall’amicizia e dall’amore erano stati riuniti nella stessa opera di carità. Entrambi testimonî dei vaneggiamenti del povero naufrago, da entrambi, con affetto sì diverso, egualmente amato.

Dei due afflitti, in quei momenti di ansia, sarebbe stata Giulia la più infelice, non udendo mai il proprio nome pronunziato dal febbricitante, il quale nel delirio non invocava che Adele; più infelice sarebbe stata, se Ettore non avesse portato in cuore ben altro tormento.

L’ultimo addio a Stella era stato dato sulla bara della madre.

Ultimo addio, senza speranza di ritorno. La morente aveva ribadito nel testamento il divieto alla figlia. Per ciò il notajo Invernizzi erasi mostrato a conoscenza dell’amore di Ettore, che avrebbe già portato oltre l’oceano la propria disperazione se l’amicizia per Giuliano non gli avesse imposto di rimanere, guida ed ajuto, nelle disastrose peripezie.

Dissi avversarî, Giulia ed Ettore... Non per antipatie personali. Ettore era l’amico della famiglia Sicuri; Giulia l’intrusa, che la felicità di quella famiglia aveva distrutta.

Giulia istintivamente indovinava tutta l’avversione che Ruggeri doveva nutrire per lei e lo detestava, protesta perenne contro l’amore di Giuliano, ad essa perenne rimprovero.

Entrambi al letto del delirante, egualmente solleciti nel soccorrerlo, non avevan discorso che a monosillabi e sempre per cose attinenti al loro mandato, alla loro missione di infermieri.

Il medico era ritornato a sera; la febbre era aumentata, il pericolo si aggravava. Giulia non si era allontanata dal capezzale che alla venuta del medico; quando se ne fu andato, rientrò nella camera del malato per chiedere premurosamente notizia del responso della scienza.