Il Tevere, Roma!

Giuliano ancor memore de’ studî classici, delle impressioni della sua prima visita en touriste nella Città Eterna, ebbe un palpito d’entusiasmo scorgendo da lungi, illuminate dal sole nascente, le mura dirute, le rovine sparse per la campagna, le lunghe file di archi dei ciclopici acquedotti, ossami della grande defunta; rottami dell’immenso naufragio, rigalleggianti dopo tanti secoli, protesta della morta contro il succedersi di nuove Rome, ricostrutta sulle e colle macerie de’ monumenti, dei templi, dai secoli, dal ferro dei barbari, dalle nuove divinità distrutti. Varcato il ponte in ferro, provvisorio da tanti anni, rovina anch’esso, il treno girò intorno alle antiche mura, e attraversata la via Appia, necropoli grandiosa, dominata dalla tomba di una donna, fortezza merlata, quasi a guardia delle tombe de’ Scipioni, il treno entrava trionfante in stazione.

CAPITOLO IV. Roma!!

Lo sportello si spalancò e, prima ancora che Giuliano avesse raccolti gli oggetti sparsi sui cuscini e nelle reti del compartimento, due facchini l’avevano invaso, impossessandosi l’uno delle valigie, ajutandolo l’altro a riporre nel portamantelli, alla rinfusa, ogni cosa, a serrarne le cinghie.

Sceso, Giuliano, fece un gesto di sorpresa, di lieta sorpresa da prima, turbata subito da una riflessione dispettosa. Fra gli scarsi aspettanti l’arrivo del diretto, aveva distinto la figura aitante e marziale dell’amico suo, Ettore Ruggeri. Appoggiato ad una vetrata delle porte arcate di uscita, Ruggeri non era in atteggiamento di attesa; piuttosto, all’aria distratta, uno sfaccendato entrato in stazione per ammazzare il tempo. Sembrava non si fosse nemmeno accorto dell’arrivo del diretto. Urtato dai viaggiatori che, carichi di valigie, seguiti dai facchini curvi sotto i bagagli, si affrettavano, pigiandosi all’uscita, Ruggeri, richiamato alla realtà, si trovò di fronte al giovane amico, che abbracciò con effusione.

— Dunque deputato tu pure, mio povero Giuliano? Toi aussi dans cette galère! E la tua Adele, il tuo piccino... e... e...

Ruggeri avrebbe voluto pronunziare un nome, si arrestò titubante...

Giuliano, che, in cambio dell’affettuosa accoglienza, aspettavasi una sfuriata di recriminazioni, si sentì sollevato da un gran peso e riabbracciò l’amico con maggiore affetto, riconoscente d’essere stato risparmiato.

— Tutti, tutti bene... Tutti! soggiunse accentuando con intenzione... Anche la signorina Gabelli. E tutti ti salutano e ti vogliono a Miralto con me, al mio prossimo ritorno.

— A Miralto!? ripetè Ettore, scotendo il capo, malinconicamente diniegando...