S’avviarono alla ricerca dell’omnibus dell’albergo del Quirinale.
— Siamo a due passi; puoi lasciare le valigie e lo scontrino del baule al conduttore; andremo a piedi se non sei troppo stanco.
— Non domando di meglio... La splendida mattinata! Un salto dalla nebbia nell’azzurro...
Ed al conduttore, collo scontrino, porse un telegramma.
— Fate portare il bagaglio al numero 11, che, come vedete, è stato destinato a me.
Passando il braccio sotto quello dell’amico, soggiunse:
— La mia Adele ha voluto che occupassi il numero 11, sai, il salottino e la camera da letto, a pian terreno, il nostro nido di sposi novelli. Dice che in quella cameretta la ricorderò più spesso. Capriccio gentile che mi sono affrettato a soddisfare... A proposito, le ho promesso di telegrafare subito. Le annunzierò, col mio arrivo felice, il tuo incontro fortunato.
— C’è un ufficio telegrafico qui di faccia, sotto i portici; la trasmissione sarà più rapida che dall’ufficio ferroviario; ti aspetterò al vicino caffè... Non dimenticare i miei saluti.
— Per tutti?
Ruggeri non rispose, e Giuliano, temendo di aver indispettito l’amico coll’insistenza importuna, tacque imbarazzato. Dopo una breve pausa: