— Lo prometti? riprese l’onorevole Lastri.
— Lo prometto! rispose con voce strozzata il malato.
— Sta bene... Lascia fare a me ed a Ruggeri. Sopratutto non una parola alla marchesa de’ nostri progetti. Essa, come sai, deve assentarsi alcuni giorni dovendo assistere al processo di divorzio intentato contro il marito.
«La tua malattia ritardò la sua partenza per Parigi... Ora deve inesorabilmente recarvisi, e tu non sei in istato di accompagnarla... Durante l’assenza vi imbarcherete. Ne hai il coraggio, te lo senti?
— Sì! rispose flebilmente Giuliano...
— È una trista azione, riprese Lastri, ne convengo... Necessaria! Ad estremi mali, estremi rimedî.
Giuliano assentiva senza poter staccare lo sguardo dal ritratto ad olio di Giulia, sorridente nella cornice dorata come nelle ore felici, per sempre trascorse... Assentiva baciando di soppiatto la boccetta d’oro di sali, ritrovata sul tavolino da notte al suo svegliarsi dai delirî della febbre.
Senza volontà nel vigore della salute, nello stato di debolezza in cui si trovava, Giuliano non sarebbe stato capace di opposizione alcuna. La sua volontà era quella degli altri; soggetto prezioso per uno studioso dei fenomeni ipnotici, ogni atto di lui era effetto di una suggestione estranea.
Se in quelle ore di sconforto, la contessa Adele non fosse stata trattenuta lontana dall’orgoglio ferito, Giuliano sarebbe forse ritornato a Miralto, senza rimpianto... La partenza della marchesa Giulia parve provvidenziale a Lastri ed a Ruggeri, che si lusingavano di aver causa vinta. Strapparlo alla politica ed all’amore di Giulia era salvarlo.
***