Gli addìi della marchesa furono tristi, anch’essa era punta da un presentimento... Ma, l’assenza doveva essere sì breve, otto, dieci giorni al più... Lastri e Ruggeri diffidando del loro malato, ebbero cura di non lasciarli soli... Però Giuliano mantenne il silenzio coll’amica sulla cospirazione ordita. E Giulia partì.

— Quel tuo Giuliano mi ha fatto commettere la cattiva azione più grossa della mia vita, diceva Lastri all’amico Ruggeri, al ritorno dalla stazione ove erasi recato a salutare la marchesa. La buona intenzione non attenua nulla. Ci ho il cuore grosso. Ingannare come abbiamo fatto quella gentile creatura tutta amore e devozione fu un delitto.

— Lo sarebbe se non si trattasse della pace di una famiglia, di ridare il padre ad un orfano.

— Quel che vuoi! Ma la marchesa partendo ci guardava con certi occhî, dubbiosi e supplicanti ad un tempo, che io ne ero commosso... Non lo dimenticherò mai più quello sguardo e quel sorriso che pareva pianto. L’abbiamo ingannata, poveretta, come de’ veri malfattori.

«Mondaccio birbone, quello nel quale bisogna mentire, ingannare anche a fin di bene!

CAPITOLO XXII. In mare!

La marchesa Giulia giungeva da Parigi alla stazione Termini di Roma alle 7 del mattino. Quanto le eran sembrati lunghi i dodici giorni d’assenza, e quale supplizio le trentacinque ore del viaggio, nell’ansia, nell’impazienza di arrivare. La velocità vertiginosa del treno direttissimo, lentezza da tartaruga. Avrebbe voluto aver l’ali per giungere più presto.

I presentimenti neri che l’avevano accompagnata da Roma a Parigi, ormai erano giustificati. Da sei giorni non aveva ricevuto un solo saluto di Giuliano, non una risposta ai telegrammi, alle lettere innamorate; da sei giorni, ora per ora, senza interruzione inviati.

Che era mai avvenuto? La contessa Marcellin, interpellata urgentemente, non aveva saputo telegrafarle altro che Giuliano s’era assentato da Roma, assenza certamente breve, perchè non le aveva neppur fatta la visita doverosa di congedo. Prima della partenza da Parigi, Giulia aveva prevenuto l’amico dell’ora dell’arrivo; aveva ritelegrafato da Modane, da Torino; ritenevasi certa di incontrarlo alla stazione.

Quale disinganno quando, affacciatasi ansiosa allo sportello dello sleeping-car, non scorse fra gli aspettanti sotto la tettoja nessun volto amico: solo il domestico gallonato, che premurosamente le si fece incontro per ajutarla a scendere, a raccogliere il bagaglio.