— Ah, contessa, la mia signora è impazzita! Avevo ordine di raggiungerla a Torino, ove mi avrebbe aspettata, e non vi si è neppure fermata... Giungo a Roma, ed è ripartita.
— Per quell’imbecille, pensò la contessa, punta da rimorso. La colpa è mia! Maledetta la sera che ho fatto licenziare la carrozza di Giulia. Chi poteva sapere che si sarebbero tanto presto combinati, e che la loro relazione avrebbe presa la piega tragica che quella matta di Giulia le ha data? Volevo farne un sottosegretario di Stato, invece ho appioppato a Giulia un fallito.
Nella più grande inquietudine scrisse al commendatore Cerasi, perchè mettesse la polizia di Napoli in moto e le mandasse notizie della sua Giulia.
***
Destino? Fatalità? Provvidenza? Se la marchesa Giulia si fosse arrestata a Torino per attendervi la cameriera come era stato suo primo pensiero, sarebbe giunta a Napoli troppo tardi, e l’epilogo di questo triste racconto sarebbe stato tutt’altro. Il piroscafo della Orient Line salpato per Plymouth-Londra e la marchesa, novella Didone, avrebbe invano richiamato l’amico attraverso la immensità dell’oceano.
Giulia giunse all’Hôtel des Étrangers in uno stato indescrivibile... Pazza, veramente pazza...
— Il conte Sicuri?
— È in casa...
— Il numero della sua camera?...
— Se la signora desidera vederlo, dovrà avere la pazienza di attenderlo in sala di ricevimento.