Questi credendo che il compagno fosse nel salotto attiguo, aperse senz’altro l’uscio e con sorpresa vide l’amico curvato sul letto, il volto nascosto nel guanciale, il capo fra le mani, atteggiamento da disperato.

— Ettore! Ettore! gridò Giuliano allarmato... Che hai?

Ettore si rizzò sorpreso, la fisionomia sconvolta, contraffatta come da una grande sofferenza fisica.

— Chi è là! urlò, senza riconoscere Giuliano. Dopo un istante:

— Ah, sei tu?

— Ettore, che hai? Tu sei malato?

Questi, rimettendosi:

— No! non è nulla... Un capogiro. Ora tutto è passato... La fatica di questi giorni... Ho scritto troppo... Poi l’imbarco di tutto il materiale... Non è nulla, ti dico! soggiunse imperiosamente, allo scuotere del capo di Giuliano in atto di incredulità.

Poi per divergere il discorso:

— Hai tutto preparato? Ci imbarcheremo stasera alle 8. Il vapore salperà alle 10.