A sera, quando Ruggeri si recava all’Immacolatella per imbarcarsi, Giuliano viaggiava per Roma coll’amica...
Quest’ultimo abbandono rattristò profondamente Ruggeri, già tanto infelice. Partiva colla disperazione in cuore.
Il giorno innanzi, mentre affaccendato nella sua camera d’albergo stava facendo gli ultimi preparativi al lungo viaggio, il fattorino gli aveva portato un pacco postale recante il timbro di Miralto.
Indicibile l’emozione provata pensando fossero le sue lettere rinviategli da Stella.
Non osava aprirlo, il coraggio gli veniva meno. Aveva troppo sofferto, troppo soffriva.
Presa una decisione eroica, l’aperse. Le sue lettere infatti ed un involto in un fazzoletto bianco di seta allacciato da un nastro nero. Sciolse tremante il nodo.
Un grido di sorpresa, di dolore. Le due lunghe, lussureggianti treccie brune di Stella, barbaramente recise, ultimo ricordo, ultimo saluto di suor Maria.
Suor Maria! così era firmata la lettera della fanciulla, lettera straziante nel laconismo sublime.
Ettore impazziva.
Dapprima, come un senso di gioja nell’egoismo d’amante, nella certezza che Stella non sarebbe stata d’altri mai, fedele alla promessa, ai giuramenti; ma la gioja brutale fu soffocata dal rimorso...