Ed afferrando il braccio di Giuliano, quasi temendo gli sfuggisse:
— Non hai pensato, continuò coll’occhio smarrito, che fissava senza discernere, non hai mai pensato, allorchè vedi sballottati indifferentemente dai facchini inconscienti i sacchi delle corrispondenze postali, a ciò che quei sacchi contengono?
«Le urla strazianti di tutto un manicomio in rivoluzione, disperazioni forsennate, sospiri, lacrime, sangue. La cupidigia dell’avaro, le viltà dell’ambizioso, le illusioni dell’adolescente innamorato, i sospiri della fanciulla, baci di amanti, e adulterî, ed estremi addii di suicidi e delitti e inganni d’ogni sorta; menzogne, fors’anco verità ed espansioni felici. Ma, certamente, più sospiri e lacrime e sangue, di sorrisi e canti d’allegrezza.
Ruggeri, rimessosi a braccio dell’amico, lo rimorchiava lontano dall’ufficio telegrafico continuando:
— Milionari e miseri, tutti, come al cimitero più tardi, si danno ritrovo alla stazione. Carovane di emigranti che per vivere vanno a morire oltre all’Oceano,. esuli della fame; villaggi intieri di deportati dalla spietata tirannia dell’esattore, dalla rapacità dei ricchi. L’ignoto sorride loro e serenamente l’affrontano, incuranti dei disagi e dei disinganni che li attendono, certi che non vi può essere miseria di quella che fuggono maggiore. Vecchî, fanciulli, donne, spesso col sacro peso fra le braccia di un lattante, scortati qualche volta dal curato, pochi robusti lavoratori. Sui loro volti, corrugati dalle fatiche, dalle privazioni, dalla febbre, la rassegnazione. Se ne vanno lieti, senza un rimpianto per la patria matrigna. Se ne vanno curvi sotto il peso delle poche masserizie e dei loro cenci, colle loro superstizioni in cuore, dèi penati. Se ne vanno di treno in treno, caricati e scaricati come bestie da macello, se ne vanno, anelanti al mare, a Napoli, ove finalmente, se non furono traditi dall’agente, potranno imbarcarsi per... per l’autre rive! Ove sia e cosa sia non sanno...
«Convogli di mietitori, mietuti alla loro volta dalla malaria delle Maremme e della Campagna romana, ritornanti al loro natìo Appennino, non meno miseri, non meno infelici di quelli che partono, per non rivederli mai più, i sereni laghi lombardi, le alpi natali.
«Noi, credendo far opera civile, ci studiamo di togliere loro perfino la speranza nei compensi di una vita avvenire, la fede nel loro dio... Opera civile, ma crudele.
«Balzac redivivo completerebbe la sua Commedia Umana alla stazione di Roma, che ha il privilegio sulle altre d’essere visitata ogni anno da duecentomila fra turisti e pellegrini. Visitatori delle rovine pagane e della Mecca cattolica... Oh Balzac! Il grande libro che ti sarebbe serbato, se tu ritornassi al mondo!
Un gesto d’impazienza dell’amico richiamò il sognatore alla realtà:
— Oh Giuliano! sciamò ravvedendosi, l’insonnia mi esalta come l’alcool, ti trattengo e tu sei sulle spine per l’impazienza di telegrafare...