Una bazzecola! Se ne parlò per due giorni, poi le male lingue furono messe al silenzio da una passeggiata in grande equipaggio, eseguita sul Corso, nella evidente massima cordialità, della principessa col piccino imprudente. Poverino! Il sangue non è acqua! Anch’egli aveva diritto di essere molto perdonato per aver troppo amato... la contessa Silva, che, generosa a sua volta, per l’intervento della questura, dovette accontentarsi del pagamento, senz’altro, della lettera di cambio del figlio col cambio delle lettere private della madre.

Giuliano, guidato dai cartelli affissi alle pareti delle scale e seguendo le indicazioni delle freccie, salì al primo piano, consegnò all’usciere una carta da visita, chiedendo di essere ammesso dal direttore.

— Pazienti un minuto, il signor direttore è in conferenza con S. E. Malagoli e col senatore Settembri; sarà presto spicciato, perche il colloquio dura da più di un’ora.

E, l’usciere, cortese, certamente sedotto dalla corona di conte, che illustrava la cartolina da visita, gli porse una seggiola.

— Il senatore Settembri, l’influente ex ministro, patrocinatore di tante ferrovie, pensò Giuliano; Sua Eccellenza Malagoli, sottosegretario alla marina! Aveva ragione il commendatore Cerasi, quando mi disse che il direttore dell’Ordine è un ente superiore al Governo, perchè i ministeri sono transitorî, mentre egli rimane inamovibile.

Giuliano, novizzo, ignaro dei compromessi d’ogni giorno nel mondo politico romano e delle abitudini democratiche delle alte notabilità parlamentari, sì gonfie e contegnose in provincia, fu invaso da un sentimento di profondo rispetto.

La inelegante anticamera nuova, come il palazzo, ingombra di mobili vecchî, usati, coperti da stoffe gualcite, gli parve un tempio; un grand’uomo l’usciere, in atto ossequioso, in aspettativa forse di una mancia, che Giuliano non avrebbe mai osato offrire.

L’attesa fu breve infatti. L’uscio sul quale stava un cartello colla scritta a grandi caratteri: Gabinetto del Direttore, si spalancò. Una clamorosa risata a tre inondò l’angusta anticamera, prima ancora che gli esilarati personaggi apparissero.

Giuliano sorse da sedere, osservando con timida curiosità quel triumvirato, sì influente sui destini della patria.

Un vecchio alto di statura, ma curvo, tutt’ossi, in abiti neri mal spazzolati, ampî, troppo ampî per lo scheletro che ricoprivano; calvo, una faccia da faìna, pochi peli sotto il naso, che volevano essere baffi, due occhietti piccoli, incolori, dallo sguardo aguzzo come la punta di un pugnale, Riconobbe il senatore Settembri per la rassomiglianza perfetta colle caricature che gli dedicavano i giornali. L’altro, il sottosegretario Malagoli, aveva l’aspetto piuttosto di un ufficiale di cavalleria in borghese che d’un marinajo, nulla di notevole, una di quelle fisonomie dimenticate mezz’ora dopo la presentazione.