Il direttore dell’Ordine li congedò famigliarmente, trattando col tu il marinajo e con un lei talmente confidenziale il senatore, che si comprendeva accordato all’età, non all’alta situazione del personaggio.

Usciti, Giuliano e il direttore dell’Ordine rimasero faccia a faccia.

Il giornalista, che ormai chiameremo per nome, col nome, almeno, universalmente riconosciuto; il giornalista Ferretti, atteggiato il volto a punto interrogativo, chiese a voce alta, imperativa:

— Il signore, desidera?

L’usciere, accompagnati gli uscenti, tolse d’imbarazzo Giuliano, presentando la di lui carta da visita.

— Oh! il conte Sicuri! Passi! passi! Son dolente che ella abbia dovuto attendere.

— No, no! Non sono qui che da dieci minuti.

— Tanto meglio! sclamò Ferretti porgendogli la mano. Poi facendogli segno di entrare nel gabinetto, rivoltosi all’usciere:

— Non ricevo nessuno! Venisse chicchessia, sono uscito. Ordina la carrozza!

Raggiunto Giuliano nel gabinetto, chiusa la porta con circospezione: