— La sua visita mi fu preannunziata dal commendatore Cerasi, riprese Ferretti assidendosi allo scrittojo, dopo aver porta una seggiola al visitatore.
«Quando è ella giunta in Roma?
— Stamattina.
— Bene! Non ha perduto tempo. Il commendatore Cerasi l’ha certamente informata della gravità della situazione.
Sì dicendo, il Ferretti, fissava gli occhietti grigi, indagatori, impertinenti, nello sguardo azzurro e languido di Giuliano; sguardo distratto, che sembrava non vedesse, anche allorchè fissava intento.
— Sì. Infatti il commendatore teme assai dalla giunta delle elezioni.
— Si capisce. Se al sottoprefetto di Miralto annullassero le sue due elezioni, sarebbe spacciato. Non basta vincere, bisogna affermare la vittoria.
Con fare importante, di protezione, soggiunse:
— Per altro, della sua convalidazione rispondo io. La giunta, emanazione della maggioranza, è sempre ligia al Governo... Ed il Governo sono io! È una grande istituzione il giornale l’Ordine!
«I consiglieri della corona si mutano, passano, ed io col mio giornale rimango...