Pazza davvero, in quel momento, pazza di dolore, non rendevasi conto di ciò che avveniva intorno a lei, e fra il baccano dei dimostranti non udiva che lo stridere dell’avvisatore elettrico annunziante imminente l’arrivo del treno, imminente la partenza di Giuliano. Agonia dolorosa quanto quella del condannato a morte negli ultimi istanti della fatale toletta.
Lo squillo della cornetta del cantoniere, nel frastuono inavvertito da tutti, giunse distinto all’orecchio di Adele col lontano ruggito della locomotiva sbuffante. Si decise, ruppe la folla e si slanciò nelle braccia di Giuliano, commosso e non poco imbarazzato alla pubblica espansione di amore conjugale.
Non disse parola, chè i singhiozzi la soffocavano, e lui, a sua volta, ebbe una lacrima. Egli pure l’amava, egli pure nel momento degli addii, si sentiva infinitamente triste, invaso dal rimpianto delle interrotte dolci abitudini casalinghe fra i sorrisi del bimbo e l’amore infinito della sua Adele; punto da rimorso pel dolore che le cagionava, come da un senso di terrore, inspiratogli dall’ignoto della nuova esistenza ch’egli stava per affrontare. Non si erano ancor scambiata una parola, allorchè il diretto entrò in stazione con fragore d’uragano, trascinato dalla potente locomotiva dal pennacchio di fumo al vento, mastodonte d’acciajo dal barrito spaventoso, avvolta in una nuvola di vapore ruggente dalle valvole forzate.
I bandisti, vestiti da ussari, soffiarono con nuova lena negli ottoni stonati, gli evviva ripresero, dominanti il fracasso degli sportelli violentemente aperti e rinchiusi, il martellare dei guardafreni sulle ruote metalliche, sonore come campane. Chiasso disarmonico di ferramenta, di urla umane, che parevano bestiali, di squilli di trombe e tromboni, dominato dalla ruggente respirazione della locomotiva avvolta in nembi di incandescente vapore.
Era l’istante dell’addio supremo. Tre, tre soli minuti di fermata!... Partenza! Partenza! In treno!
Giuliano, riabbracciata la sposa, scambiate le promesse colle calde, supplicanti raccomandazioni di lei, baciatala un’ultima volta con affetto infinito, salì nel riservato, per la cortese previdenza del lungo sottoprefetto, destinatogli. Il conduttore chiuse brutalmente la portiera, il colpo secco ripercosse dolorosamente nel cuore di Adele, che si sentiva svenire. Alcuni rintocchi di campana, il fischio del conduttore, lo squillo della cornetta, l’ululato della locomotiva... Partenza! E il treno si mosse fragoroso come il carro di Giove; si mosse e sparì rapido, quasi visione.
Un sogno! Un triste sogno!
***
La stazione divenne come per incanto silenziosa, la folla ammutolita si dileguò lentamente, il disarmonico plotone di ussari si sciolse, le bandiere arrotolate, malinconicamente riposte nelle fodere di tela cerata, rincasarono ognuna per vie diverse, quasi vergognose.
La contessa Adele stava tuttavia sulla piattaforma, sventolando il candido fazzoletto, ultimo saluto al suo Giuliano, già troppo lungi per avvertirlo, per poter rispondere.