Il treno scomparso, sprofondato nella fitta nebbia che avvolgeva ogni cosa, sorretta dall’amica Stella Gabelli, la contessa Adele, come instupidita, lo sguardo intento, rimaneva immobile, muta.
Le signore le si fecero d’attorno consolatrici; Adele le ringraziò gentile, con sorriso infinitamente mesto, ed accettato il braccio lungo dello sperticato e galante sottoprefetto, si avviò verso il piazzale della stazione, ove l’attendeva la carrozza. E il sottoprefetto a mo’ di conforto e di incoraggiamento:
— Si faccia animo, signora contessa. La separazione non durerà più di un mese. La Camera si prorogherà per le ferie di Natale... Si faccia coraggio, ne faremo presto un piccolo sottosegretario di Stato... E poi, chissà, soggiunse sorridente, col tempo, fors’anche un ministro. La stoffa c’è del ministro, e nel nécessaire d’ogni moglie di eccellenza vi è un diploma di collaressa dell’Annunziata... Col tempo, vedrà!...
Adele, ben poco lusingata dai lieti augurî, ringraziò e salì in carrozza colla sua amica, scambiando un saluto ed un ringraziamento banale, di convenienza col galante e lungo rappresentante del governo.
— La scioccherella! pensò il sottoprefetto, quando la carrozza fu lontana.
— La grulla! aveva susurrato la maggioranza delle dame e damigelle intervenute alla stazione. Invece di essere felice... E poi, si rappresentano in pubblico tali scene? C’era da credere che il conte Giuliano si avviasse al supplizio!
— Tutte moìne... aveva ripreso qualcuna.
— Chi ti accarezza più che non suole... con quel che segue, mormorò la matura sottoprefettessa nell’orecchio del segretario di suo marito. Troppe lacrime, per essere sincere.
— Per altro, rispose l’elegante e giovane burocratico, la contessa era pur bella stamattina! Il nero le si adatta a meraviglia, il pallore l’assomigliava ad una Madonna, ad una Madonna veramente bella. Perchè ve ne sono anche di brutte, vi sono tanti pittori di pessimo gusto! I capelli biondi, l’aureola!
— Quali entusiasmi, signor segretario!