— Ammirazioni! Ammirazioni! Non entusiasmi. La bellezza della contessa è modesta nel suo splendore mistico. Non colpisce, ma si rivela a poco a poco, come se, circonfusa da veli, ogni giorno se ne togliesse uno. Non si può imaginare nulla di più perfettamente bello, ad onta del contrasto bizzarro, fra l’austerità severa dello sguardo profondo e la gentilezza, fin troppo infantile, de’ lineamenti.

— E non è entusiasmo, la sua ammirazione espressa con tanto calore?

— Ammirazione, le dico, pura e semplice ammirazione. Ella sa che, se sono segretario di terza classe, non fu per elezione mia. Dovevo essere un Tiziano, un Tintoretto, un Giulio Romano, un Raffaello qualunque, da strapazzo, s’intende, ed invece non sarò che un Codronchi, un Municchi, un Calenda... se pure la saprò durare fra gli scarabocchî. Così volle lo zio. Tra la fame, tirocinio dell’arte, e l’assegno mensile dello zio, mi sono arreso vilmente, vilmente prostituito. Ma, a dispetto dell’ufficio, l’ammirazione del bello mi è rimasta. I puttini pensosi della Madonna di Dresda di Raffaello sono meno ammirabili della testina bionda della contessa, tutta innocenza, sorridente nei lineamenti, con tanta malinconìa da predestinata nello sguardo. Si direbbe che, come gli angioli di Raffaello, legga nell’avvenire i giorni tristi della passione... La settimana santa, il Calvario, la croce. Le assicuro, signora, che se fossi il conte Giuliano, se avessi le sue sessantamila lire di rendita e un tesoro come la contessa Adele, aspetterei per darmi alla politica i sessant’anni sonati... molto sonati...

— Se tutti la pensassero come lei, che cioè fra l’amore e la politica vi sia incompatibilità, la Camera sarebbe un Senato elettivo.

— No, un Parlamento di scapoli e di male ammogliati. Del resto, le contesse Sicuri sono tanto rare e così scarsi i fortunati come il conte Giuliano, che i candidati al Parlamento sarebbero sempre troppi anche fra i soli ammogliati.

— Le saranno soltanto ammirazioni, signor segretario; ma, ammirazioni entusiastiche. Del resto, soggiunse la sottoprefettessa, mi pare che ella esageri decantando la beltà modesta della contessa Adele. Modestia apparente; la civetteria si rivela fin nella scelta delle amiche. Certe cose non sfuggono a noi donne. Bionda, predilige la signorina Gabelli, perchè è bruna. Il contrasto fra i due tipi giova alla bionda, senza suscitare raffronti pericolosi per la contessa. Ne convenga, signor Guglielmi.

— Un Beato Angelico ed un Murillo, signora! Il Murillo può essere, anzi lo è certamente, più perfetto, e sopratutto meno ingenuo nella fattura. Ma, quanta mistica poesia nelle madonne bionde del buon frate di San Marco, angelico davvero. Del resto, dice bene lei, signora prefettessa, i raffronti sono impossibili, due creature divine. Ma, ella lo sa, noi giovani da ammogliare, mio zio lo vuole, non prediligiamo le signorine. È una anomalia costante, soggiunse baciando galantemente la mano alla prefettessa, nel mentre esalava semiserio un sospiro, che voleva essere una dichiarazione impertinentemente umoristica.

— Ohè! ohè! signor segretario, sclamò ridente il sottoprefetto, sopraggiunto dopo aver preso commiato dalle alte notabilità, rispettive consorti e figlie. Mi pare che ella faccia la corte a mia moglie.

— È nelle mie mansioni, signor prefetto.

— Sotto... sottoprefetto, riprese il lungo funzionario.