— Per poco, signor commendatore, dopo le due splendide vittorie elettorali riportate nei due collegi della sottoprefettura di Miralto, l’elmo da generale è assicurato.
— Lo crede? chiese il lungo funzionario, lusingato dall’augurio e porgendo il braccio alla moglie. Lo crede? Sarebbe tempo. Ma, pur troppo, a battaglia finita nessuno pensa più a noi poveri impiegati, eternamente allo sbaraglio. Se il ministero avrà la maggioranza, bene quidem; se no, saremo in balìa alle rappresaglie dei successori; in ogni modo alla berlina delle interrogazioni, delle interpellanze, degli oppositori. Se poi la giunta delle elezioni ci invalida, ci si arrischia anche il posto. Il meno che ci possa toccare, una traslocazione rovinosa ed umiliante. Signor Guglielmi, avrebbe fatto meglio davvero a seguire la sua vocazione. Meglio dipingere quadri, che essere in quelli della magistratura amministrativa; meglio creare personaggi sulla tela, del fabbricare deputati.
Guglielmi, il giovane segretario, assentiva distratto: evidentemente il suo pensiero batteva la campagna. Gli è che in fondo in fondo della via Vittorio Emanuele, ove sorge il palazzo della sottoprefettura, al cui limitare erano giunti, aveva visto arrestarsi la carrozza della contessa Sicuri e scenderne le due giovani donne: il Beat’Angelico ed il Murillo.
— A proposito, signor Guglielmi, riprese il sottoprefetto congedandosi, si ricordi che mia moglie l’ha invitato a pranzo per domani. Dopo la fiera lotta, checchè avvenga, è doveroso celebrare la vittoria.
Il segretario ringraziò salutando profondamente. La sottoprefettessa rivolgendosi al marito:
— È innamorato cotto della contessa, e finirà per comprometterla.
Per conto suo Guglielmi pensava:
— Il sottoprefetto ha paura! Fatto è che più scandalosa elezione di questa credo non vi sia stata mai! Da una mano croci di cavaliere, dall’altra decreti di destituzione di sindaci e scioglimenti di Consigli comunali. Con tutt’e due poi un mercimonio indecente di voti. Ah, non io, nei panni del conte Giuliano, avrei sciupato tanti quattrini, per dovermi separare poi da quella sublimità di donna...
Il segretario sospirò, sbirciando le finestre del palazzo Sicuri, senza poter nulla intravedere dietro le cortine delle socchiuse finestre.
— Vero è, pensò ravvedendosi, che altri sono i criterî di un... di un ammiratore platonico di quelli del marito. Piove!... Giornataccia uggiosa! Bisogna rincasare.