Nel tenebroso duello quale dei due rimarrà sconfitto?

L’orientale combatteva dietro gli spalti del silenzio, invulnerabile, lontano dalle polemiche, alieno dal chiasso, dopo una imprudente, trista prova di pubblicità in favore della politica germanica, dopo lo scandalo di certi appalti governativi, che per poco non provocarono una crisi ministeriale. L’orientale evitava porgere il fianco, preferendo lasciar combattere per lui i suoi mercenarî e gli amici, gli ammiratori ingenui; un esercito.

L’orientale, Augusto Dini, doveva vincere necessariamente. Lo sentiva Ferretti? È probabile, perchè aveva paura, lui, l’audace, il Bajardo, il Sans peur dei farabutti.

Altro lato debole: le antiche abitudini nottambule, la passione del gioco. È ben vero che Ferretti vinceva sempre; ma, le notti perdute vincendo al tavolino verde dovevano necessariamente infiacchire la fibra del lottatore, per quanto d’acciajo.

Questo l’uomo al quale l’ingenuo Giuliano affidava il suo avvenire politico.

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Puntuale al convegno, Ruggeri, a mezzogiorno in punto, l’ora convenuta per la colazione, bussava all’uscio del salotto n. 11 dell’albergo del Quirinale.

Giuliano, tuttavia sotto l’impressione disgustosa provocata dall’intervista con Ferretti, avrebbe voluto fingere coll’amico, per non dargli causa vinta di primo acchito; ma fingere non sapeva. I suoi occhî azzurri erano impregnati di malinconia, aumentata dai ricordi d’amore evocati nella sua lettera alla sposa lontana. Se avesse osato, in quel momento avrebbe rinunziato alla deputazione; ma, di risoluzioni energiche non era capace. Il ritorno immediato alla vita privata sarebbe stata la vittoria degli avversarî, de’ suoi detrattori; una diserzione, di fronte agli amici che lo avevano sostenuto. Il dado era tratto! Si sarebbe ritirato poi, come fece Ruggeri, nobilmente, al primo atto meno corretto del Governo, ai cui servigi si era posto. Ora bisognava vincere e per vincere andar fino in fondo.

Ruggeri aveva indovinato lo scoraggiamento dell’amico, pure gli sarebbe sembrato sconveniente insistere nei rimproveri del mattino. D’altronde, egli nulla sapeva della visita al famigerato Ferretti, quindi, a poco a poco, la loro conversazione divagò su tutt’altri soggetti della politica.

Miralto, la monotona, triste, uggiosa Miralto; egualmente cara a Ruggeri, sorridente ricordo di giovinezza, cara ad onta di dolorose memorie. Là riposano i suoi vecchî; là vivono, anzi vegetano, relativamente felici, gli antichi compagni d’infanzia, minuscoli cospiratori contro l’Austria odiata; là i primi palpiti dell’ormai spento patriotismo e i santi entusiasmi. Di là, in una notte buja, l’esodo per il Piemonte, terra di libertà, onde correre alle armi per la redenzione della patria.