Ribelle contro la morte, non sapeva convincersi che il dolce idillio fosse per sempre spezzato, che la gentile giovinetta l’avesse per sempre lasciato. Recava bensì fiori sulla tomba della fanciulla adorata, ma più che per rendere omaggio alla salma, per richiamarla alla vita colle pazze evocazioni... Sola risposta, il silenzio raramente turbato dai pietosi visitatori di quel triste soggiorno.
Perduta la speranza, Miralto essendogli divenuto odioso, partì alla ventura, colla morte e la sua morta in cuore.
Peregrinando, si diede alle letture più bizzarre, lo strano panteismo di Fichte, la palingenesi modificata dei pitagorici, la teoria dell’identità dello Schelling, spiegata da Locke, che la fa consistere nella permanenza dell’essere razionale. Per persona vuolsi significare un’essenza pensante dotata di una coscienza che accompagna sempre il pensiero. È tale coscienza che ci fa tutti essere ciò che noi diciamo noi stessi, dandoci la nostra identità personale. Tale identità è perduta colla morte?
Questo il problema che affacciavasi alla mente sconvolta dell’infelice amante, convinto nella sua follìa che la giovinetta era rinata nell’ora stessa della morte.
Ingegnose ipotesi di filosofi bizzarri, le quali fanno sorridere di compassione la gente assennata, che poi non meraviglia, nè ride dell’ingenuità di quattro quinti dell’umanità conversante coi santi nelle preghiere e in comunicazione diretta colla divinità, per mezzo dei libri da messa; gente assennata e forte contro le superstizioni, la quale non ride, nè meraviglia alle teorie spiritistiche ed alle spiegazioni di alcuni fenomeni nervosi, con tutta una teoria rimessa a nuovo sotto il titolo di Ipnotismo.
Siamo tutti un po’ come i soldati della guerra dei Trent’anni. I luterani si burlavano delle reliquie, dei santini portati dai cattolici nella fede d’essere salvi dalle palle nemiche; per contro, i derisori portavano al collo o cucivano nei cappotti le imagini di Gustavo, l’eroe, le quali dovevano renderli alla loro volta invulnerabili.
Il tempo sana molte piaghe. Ruggeri, passata l’acutezza del dolore, dirò meglio, riacquistando la ragione, trascurò le teorie consolatrici. Tuttavia, nelle vicende di una esistenza agitata ed avventurosa, menata lungi, molto lungi dalla terra natale, esploratore, per conto di una società inglese, nella Patagonia ed Araucania (Aurocanian and Patagonian exploration land company), il ricordo della fede professata nei giorni del dolore gli ritornava frequente e la sua mente vi si adagiava con incredula compiacenza. Tra le vicende e le avventure romanzesche de’ suoi viaggi e di nuovi effimeri amori, la rimembranza insieme a quella della giovane morta e della cara Italia lontana, una speranza vaga di incontrarla ancora, la giovinetta tanto amata, tanto rimpianta. Ridente illusione che lo faceva sorridere, castello in aria vagheggiato non colla fede, ma quasi a conforto nelle tristezze profonde della esistenza nomade fra selvaggi brutali e feroci.
Di ritorno in patria, immischiatosi nuovamente alle lotte politiche, per breve tempo deputato, se qualche volta ripensava all’infelice amore, non ricordò più senza un sentimento di scettica incredulità alla perpetuazione dell’identità umana.
Follìe giovanili, aberrazioni di cervelli malati!
Da Miralto mancava da circa quindici anni; avrebbe preferito non ritornarvi mai più; necessità di affari ve lo ricondusse: la morte di un parente lontano, il quale lo aveva eletto crede universale del modesto patrimonio.