Ettore ringraziò Giuliano, abbracciandolo commosso.

— Sta bene! Almeno avrò un nipote, anzi due, perchè la tua sposa necessariamente diverrà nipote mia il giorno del vostro matrimonio... E mi darete presto dei bei nipotini. Avrò ancor io una famiglia nella tua. Finirò per fissarmi a Miralto. Chi me l’avrebbe detto soltanto jeri! Ed io, che meditavo un nuovo viaggio fra i miei buoni patagoni!

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Anche a Miralto, per quanto la leggenda e le tradizioni nella incivilita Alta Italia vadano perdendosi, la notte di San Giovanni è sacra agli amanti, ai fidanzati. La rugiada di quella notte primaverile è acqua lustrale, acqua benedetta che lava i peccati d’amore e cementa gli affetti.

La signora Giovanna Alfredi, la buona mamma ad Adele, fidanzata a Giuliano, gelosa osservatrice delle tradizioni di famiglia, aveva abitudine di solennizzare con pompa il suo onomastico, non tanto in proprio onore, quanto in omaggio al santo patrono, il Precursore, troppo innamorato o troppo amato dalla bellissima figlia di Erode.

Se il pranzo fu intimo, alla sera il grande giardino di casa Alfredi, illuminato a palloncini tricolori, accoglieva tutta Miralto. La Miralto ufficiale ed abbiente, la high-life.

In quella sera, Ruggeri rinnovò antiche conoscenze; nella qualità di ex deputato, ebbe omaggi dalle autorità ed un lungo colloquio col commendatore Cerasi, sottoprefetto a vita, diceva lui con amarezza, raccomandandosi indirettamente all’ex, persuaso che nella vita politica sarebbe rientrato, ed avrebbe usato della propria influenza in di lui favore. Un naufrago che segnala a tutti i piroscafi, anche se passano tanto lontano da non poter avvertire i richiami disperati. Robinson eternamente in attesa della nave liberatrice.

La nuova nipote, Adele, divina nella sua bellezza bionda, dagli occhî cupi, tutta previdenze e cortesie per lo zio nuovo, lo zio d’America, di Patagonia, diceva essa adorabilmente gentile, andava man mano presentandogli le amiche, che facevangli ressa intorno, per avere particolari dei lunghi viaggi; domande ingenue o maliziose sui costumi dei selvaggi, sui loro abbigliamenti, sui loro matrimonî. E risate argentine che rallegravano l’aria, già sì lieta nella limpida serenità primaverile.

Venne la volta della presentazione della signorina Stella Gabelli, una bruna, un Murillo sublime, come giustamente l’avrebbe qualificata cinque anni dopo Guglielmi, il segretario del sottoprefetto.

Veramente sublime, il Murillo, nella geniale irregolarità de’ lineamenti, un capolavoro della natura, che avrebbe convertito al romanticismo lo scultore più classico fra gli imitatori ed ammiratori della fredda convenzionale bellezza greca.