Ma, una bambina di quindici anni, quasi un fanciullo, ancor più ringiovanita dalle gonne succinte, che l’amor proprio materno le infliggeva, a suo dispetto.
Ettore Ruggeri rimase attonito, non seppe articolare una parola, e, dopo la stretta, ritrasse la mano come impaurito.
— È la mia più cara e bella amica, susurrò la fidanzata di Giuliano ad Ettore, per non essere intesa che da lui. Ha un anno meno di me, pure è la mia consigliera... Avrà quindici anni il cinque dicembre.
— Il cinque dicembre? ripetè Ettore. Il cinque dicembre 1873?
— Appunto.
Ettore fece uno sforzo titanico per sembrar cortese e calmo, perchè si sentiva impazzire... Un sogno! Un’allucinazione! Ada! Ada! Come l’aveva conosciuta vent’anni prima. Ada morta da quindici anni, il cinque dicembre 1873... Ada, la cui tomba aveva invano cercata al cimitero... Non era rassomiglianza, identità.
La giovinetta fu quasi atterrita dallo sguardo di Ettore; ma dopo il primo scambio banale di parole, vedendo raddolcirsi la di lui fisionomia, il carattere gajo dominò il sentimento di paurosa soggezione, e come per rompere il ghiaccio, con curioso sorriso chiese:
— Mi ha detto l’Adele che lei è stato tanti anni fra i selvaggi. È vero?
— Tanti anni no, appena due. Fui assente alcuni anni dall’Italia; ma, non sempre fra i selvaggi.
— E da Miralto?