«Ha fatto bene ad andarsene da Roma; i suoi inni a Bismarck ed al Kaiser Kœnig, dalla capitale della latinità sarebbero stati doppiamente sacrileghi.

«Il cactus dà il frutto e muore; non si ricostituiscono nuove glorie sulle macerie delle antiche.

«Bibliopolis, la città imaginaria di Charles Nodier, fu distrutta dalle formiche. Le nuove Rome che, ad intervalli di molti secoli, si tentò ricostruire, non furono che opera di demolizione dell’antica, della Roma grande.

«La vedi, la vedi laggiù, la nera rovina?

— Dove? chiese Giuliano facendo riparo agli occhi colla mano.

— Là, fra il Palatino e le alture dell’Esquilino, quasi in direzione di San Giovanni Laterano. L’hai ritrovata?

— Sì! sì! Una massa nerastra, la distinguo benissimo... Il Colosseo!

— Appunto... L’anfiteatro Flavio, cementato dal sangue di migliaja di martiri cristiani, i nihilisti di Roma imperiale; ebbene, minato da ottanta generazioni, da cento rivoluzioni, condannato ad immondezzajo, fortezza smantellata e saccheggiata dai barbari, tempestata dal piombo delle artiglierie medioevali, secolare cava di travertino, è più solido, più grandioso ed imponente del Vaticano e del San Pietro insieme.

«Lo scheletro imperituro di Roma antica... Imperituro, ma scheletro... un fossile! Il genio della rinascenza italiana si smussò in Roma, patria del barocco, infelice tentativo di rivolta contro la severa architettura antica. Nessuno disconosce Bernini; troppo fedele interprete del pensiero del papato, geloso di grandezze inarrivabili, l’artista esimio ha continuata l’opera fatale dei barbari e dei Barberini, accomunando nella distruzione le antichità romane alle medioevali. Ciò che non osò il sommo Michelangelo, l’artista divino, egli l’ha osato. La critica gli sia leggiera, esso pure vittima della fatalità storica, formica demolitrice della grande Bibliopolis.

«Che dire ora dell’arte piemontese, la quale ai capilavori di Bramante e di Michelangelo, ai palazzi della Cancelleria e Farnese, per affermare la intangibilità sabauda in Roma, oppose il palazzo delle Finanze, e ricostrusse, sconciando, o sovrapponendosi alle preziose rovine, rovine nuove sulle antiche, la terza Roma, coi criteri degli architetti di Montecarlo e di Aix-Les-Bains?