«Prima del 1866 non appartenevano alla grande patria germanica, Amburgo, Brema, Lubecca, Francoforte? Città libere, non erano meno tedesche e patriottiche di oggi, unità integranti dell’impero accentratore. Città libere, ma per ciò la confederazione germanica non rinunziava a garantirsi della loro fedeltà al patto federale, ed a garantire la loro difesa. Chi ti dice di abbandonare Roma al papa? Cosmopolis è destinata ad una nuova grande missione: inevitabilmente, la capitale morale della lontana, ma inevitabile confederazione latina. Dammi una Italia federativa, come ormai, dopo tante delusioni, la sognano, la vagheggiano gli statisti illuminati, e la città libera di Roma non sarà più ostacolo e pericolo.

Giuliano trasecolava, convincendosi sempre più che l’amico suo era impazzito.

— Come, tu, garibaldino, che a Mentana hai combattuto al grido di «Roma o Morte!» parli in questo modo?

— E quale incoerenza fra ciò che ho fatto e ciò che dico? Roma cesserà forse di essere la Roma vagheggiata da Garibaldi, solo perchè il Parlamento federale risiederà nel palazzo della Signoria a Firenze, invece che a Montecitorio? Roma, sede dei grandi controlli federali, Consiglio di Stato, Corte dei conti, Cassazione, sarà meno italiana? L’Università romana sarà meno frequentata, ed il potere civile sarà meno forte, non avendo più inciampi di ibride concessioni, come le guarentigie, contratto unilaterale, disconosciuto dal papato; ma legge per noi, che, volendolo imporre, ce lo siamo imposto? Sarà meno fervido il senso di orgoglio e di affetto dell’intiera Italia per la grande madre comune, solo perchè in Roma avremo ventimila burocratici di meno, ed i vescovi di Roma non avranno più il pretesto di atteggiarsi a prigionieri?

«Nuova York è menomata nella sua influenza nel nord degli Stati Uniti, perchè il Parlamento e gli uffici risiedono a Washington?

«Allorchè Thiers portò la Camera a Versailles, Parigi cessava di essere Parigi?

«Vuoi che lo dica, lo sproposito? soggiunse Ettore dopo breve pausa. Non avrei forse il coraggio di proclamarlo pubblicamente; ma le verità sono verità, anche quando non vogliamo sentircele dire.

Ed abbassando la voce, quasi temesse di essere ascoltato da un terzo invisibile:

— Io temo assai, disse, che Roma cesserebbe di essere Roma, il giorno che il papa se ne andasse.

Giuliano scattò come per l’impressione di una puntura.