— Un inferno aggradevole, a quel che sembra, se tu che non vi sei costretto, vi passi le tue giornate.
— Oh, per questo sì. In Roma la condizione di ex onorevole, volontario, è la più invidiabile. Non le mille cure, le bizze, le ire, i dispiaceri, le seccature, le delusioni, ed anche i rimorsi, qualche volta, per chi ha coscienza, del deputato in carica; ma il diritto di frequentare le sale di Montecitorio... Il più grandioso club del mondo, senza le tentazioni ed i pericoli del gioco.
«Una biblioteca modello, tutte le riviste, migliaja di giornali, comfort inglese, la relazione, se vuoi, delle celebrità della scienza, delle lettere, per eccezione mandate dal suffragio alla Camera, insieme alle notabilità politiche. Con tutto ciò, libertà assoluta, tale che in mezzo a quella folla appassionata, tumultuosa, puoi trovare la più completa solitudine. Come circolo, Montecitorio è una grande instituzione. Peccato non si possano vagliare i soci. Ahimè! i membri del club non si scelgono, bisogna pigliarli come il suffragio ce li manda... E come funzioni il suffragio, ne sai qualche cosa, Giuliano. Tu, soggiunse Ruggeri con espressione di affetto quasi paterno, tu prodotto, vittima forse delle recenti elezioni.
— Come sarebbe a dire? replicò Sicuri, sorridente, non sentendosi offeso per il tono affettuoso che aveva condita l’apostrofe poco lusinghiera dell’amico.
— Sarebbe a dire? Che tu, mio povero Giuliano, in quella bolgia, mi fai l’effetto d’un fanciullo caduto nella fossa dei leoni... Speriamo nel miracolo di Daniele.
Cozzati i bicchieri, i due amici si alzarono per avviarsi... Stettero un istante al parapetto del terrazzo a riguardare.
— Il panorama è veramente superbo; ti sono grato, caro Ettore, di avermi condotto qui; ti perdono perfino i paurosi paradossi politici coi quali hai voluto condire la colazione eccellente.
— Paradossi? Sei più giovane di me; è sperabile quindi che mi sopravviverai lungamente... Vedrai che cosa ti serbano la fine di questo secolo ed il principio del futuro...
«Vedi, laggiù a sinistra, laggiù all’estremità dei Prati di Castello? Vedi quel piazzale? Ebbene, è là che il giovane imperatore Guglielmo ed il re d’Italia passarono in rivista un corpo d’esercito... Guglielmo, lusingato dai ricevimenti festosi, entusiasmato dalla purezza del cielo di questa Roma sirena, pigliò sul serio la sua parte di imperatore romano germanico, e da padrone, in casa altrui, precedeva di tutta la lunghezza d’un cavallo il re d’Italia, suo ospite, quasi fosse vassallo.
«Rientrando, si fe’ allestire un trono nella grande sala del palazzo Caffarelli, proprietà germanica al Campidoglio, per darsi l’illusione di imperare anche in casa nostra.