«Il re pronunzierà il discorso inaugurale, presenti tutti i principi colle loro case civili e militari. Lo spettacolo sarà imponente... Ti vorrei qui. Ma i tuoi capricci hanno ritardato la tua venuta in Roma.

«Mi metterò in cerca d’un appartamento, e fra poco avrò la gioja di venirti a prendere a Miralto. Vedrai, saremo felici anche qui.

«Ho ancora tante cose da dirti; ma l’ora incalza.... Sono aspettato dal mio presentatore presso il presidente del Consiglio... E poi, non vorrei perdere il corriere... A stasera, adunque, la continuazione di questa lettera, già troppo lunga.

«Frattanto, a te mille baci, mille al nostro piccolo Gustavo; alla signorina Stella, coi miei, i saluti di Ruggeri, che me ne incaricò tacitamente, per suggestione, l’originale. Di lui ti scriverò; è ancor più strano; ma, pur sempre affettuoso... Addio! No, arrivederci presto, fra qualche giorno, a Miralto.

«Il tuo Giuliano.»

Come il lettore avrà notato, Giuliano scrisse bensì la verità alla sua Adele, ma non tutta la verità. Aveva taciuto delle diecimila lire versate in acconto a Ferretti, il cui nome per pudore non aveva osato scrivere.

Ed accennando alle cause del discredito del titolo di onorevole, aveva sorvolato su tutto ciò che gli aveva narrato la mala lingua di Ruggeri; di deputati abbrutiti, scacciati senza formalità dalla Camera; di certo portafogli sparito per opera d’un collega, dalle tasche del soprabito di un deputato; di onorevoli giunti poveri a Montecitorio, in pochi anni milionarî; di debiti strepitosi di alcuni; di quadri spariti da gallerie fidecommissarie, per infedeltà del deputato titolare; di deputati arbitri ne’ litigi del Governo, ricchi e straricchi a forza di benevole transazioni; di medaglie parlamentari ricattate dalla presidenza in luoghi innominabili; di mezzane da trivio diramanti le loro circolari erotiche su carta intestata della Camera; di onorevoli falliti o compromessi nei cracks più clamorosi; di note associazioni fra deputati ed appaltatori governativi; di ogni specie e notorie scandalose incompatibilità morali e materiali; di affaristi trafficanti da una parte la loro influenza politica, dall’altra il loro voto.

E deputati giornalisti venduti, lautamente impinguati coi fondi segreti, e deputati corruttori, compiacenti mezzani di transazioni politiche dei colleghi, per conto di ogni gabinetto.

— Ti ho detto, aveva soggiunto Ettore al giovane amico, che Montecitorio è il club più aggradevole del mondo; ma, pur troppo, non si possono, come negli altri circoli, vagliare i membri; bisogna accettarli quali vengono, come il suffragio li manda... Ma se ciò è a danno del prestigio parlamentare, non lo è per i gentiluomini onesti, veramente onorevoli, onestamente esercitanti il loro mandato. Il discredito che colpisce la carica, si muta per essi in un aumento di stima. L’onestà, che dovrebbe essere obbligo per tutti, è merito speciale. Vi è il libro d’oro anche alla Camera e, ad onta delle perenni seduzioni, sono numerosi i migliori di ogni partito che su quel libro dell’aristocrazia dell’onore hanno diritto d’essere inscritti.

Per pudore, Giuliano, non aveva detto tutto alla sposa, alla nuova alleata, come l’aveva chiamata. Costretto dalla riconoscenza, direi, dalla complicità e dalla sua difficile situazione di contestato, a servire un Governo che cominciava a disistimare, si sentiva menomato nella propria stima, e preferì sorvolare.