Spedita immediatamente la lettera, Giuliano accingevasi ad aprire il corriere lasciato intatto la sera precedente, quando la porta del salotto, senza preavviso, si spalancò violentemente.
Giuliano che, seduto al tavolo, volgeva le spalle all’ingresso, balzò alla rumorosa irruzione. Riconoscendo Ettore, pallido, immobile sul limitare, gli corse incontro come per chiedergli ragione di quell’entrata drammatica; ma non formulò parola, presentendo una sventura.
— Non sei ancora partito? chiese severamente Ruggeri.
— Partito? E perchè? Per dove?
— Non hai letto? Non hai ricevuto i giornali di Miralto? Nessuno ti ha telegrafato, ti ha scritto?
— Che è dunque avvenuto? Adele? Mio figlio? In nome di Dio, parla!
E ravvedendosi si slanciò verso il tavolo; afferrato il primo giornale capitatogli sotto mano, febbrilmente ne lacerava la fascia.
Accorse Ruggeri.
— No! Nessuna disgrazia a’ tuoi... Non dovevo allarmarti così! Ma io credevo che tu li avessi letti i giornali... Per ciò mi meravigliavo di vederti qui. Ora sono io che devo chiederti scusa.
— Che è dunque avvenuto? chiese trepidante Giuliano.