I due interlocutori si distinguevano appena ai bagliori della lanterna.
— Avviamoci!
La guardia di pubblica sicurezza, perchè tale era la guida dell’ex onorevole, impossessatasi del leggiero sacco da viaggio di Ettore, gli consegnò la lanterna, che, pur non servendo a indicare la direzione da tenere, gettava luce sufficiente a rischiarare il terreno sul quale i due viandanti posavano il piede.
Ettore che approssimandosi a Miralto, col treno funereamente procedente fra l’oscurità e la nebbia trovata a Piacenza, era stato invaso dalle idee tristi, opprimenti, accolse con animo lieto la distrazione di quella notturna esplorazione.
Una scena da cospiratori, colla complicità della questura, pensava Ettore al luccichìo de’ bottoni di metallo del suo compagno, che tratto tratto emetteva un fischio acuto, cui rispondeva il fischio lontano del questurino posto di piantone sulla strada.
— Siamo nella buona direzione, disse la guardia. Eccoci agli alberi che fiancheggiano il piazzale. Ormai non abbiamo che da seguire l’indicazione di queste robinie, e fra due minuti saremo sulla strada provinciale. Gli alberi ci accompagnano fino al ponte della porta San Valerio. Di là altri cinque minuti e saremo all’albergo della Croce di Malta.
— All’albergo della Croce di Malta? riprese Ruggeri, meravigliato.
— Il signor sottoprefetto ha fatto prevenire l’albergatore del di lei arrivo.
— Sta bene! disse Ettore un po’ contrariato, chè in cuor suo avrebbe preferito l’altro albergo.
— Siete poi sicuro che l’albergatore sia stato avvertito?