— Con chi? se l’avversario è partito. Si dice che il sottoprefetto sarà obbligato di andarsene. L’indignazione contro di lui è universale.
— E come si chiamava la spia?
— Della Giovine; ma si suppone non sia il suo vero nome.
La lettera del commendatore a Giuliano, il consiglio di presentare come documento alla giunta delle elezioni il giornale diffamatore, erano spiegati. Il cameriere porse ad Ettore il Ventriloquo. L’ultimo numero del valoroso giornaletto era tutto una protesta indignata della redazione. Il miserabile che l’aveva tradita, minacciato, prima di partire aveva commesso un nuovo tradimento, consegnando documenti irrefragabili, provanti la complicità del commendatore.
— Miseri governi quelli che ricorrono ad arti sì infami, pensò Ettore. Non io mi recherò domattina dal lungo Tartufo.
«E l’ingenuo Giuliano mischiato a tanto fango! Trista elezione!
Dopo poco, Ettore saliva alla camera assegnatagli. Appena solo, ad onta del freddo intenso, aperse le imposte tentando fendere la nebbia collo sguardo. Nulla potè discernere della casa di Stella; le ondate di vapore acqueo entravano dalle finestre abbuiando la camera, intridendo ogni cosa. Chiuse le imposte nell’attesa del mattino.
— La nebbia si diraderà, e forse mi sarà dato vederla... Poverina, anch’essa insultata da quel furfante!
«Sono le cinque; fra due ore il giorno; chissà non ci si possa vedere attraverso la nebbia maledetta!
«Bel clima! E viaggio allegro, il mio.