«Ed io? Io, allo sbaraglio in ogni modo, colla spada di Damocle sospesa sul mio capo, di un decreto che mi mandi a casa del diavolo o in pensione. Per questo ultimo scandalo ormai sono incompatibile a Miralto. Dopo tutto, ella vede che non merito il biasimo ch’ella voleva infliggermi.
L’abile diplomatico, vedendo rasserenarsi la fisionomia di Ruggeri, sorridendo finamente, con una punta di sarcasmo e d’ironia, terminò dicendo:
— Il curioso ed il deplorevole in tutto questo disgraziato pasticcio si è che quel miserabile di Della Giovine era pagato coi denari del conte Giuliano... Vede come siamo serviti dai nostri confidenti?
A tale considerazione, Ruggeri non potè trattenersi dal sorridere anch’egli.
— Curioso infatti; ma doppiamente deplorevole... Ed ora che c’è da fare?
— Nulla, qui. Essendo cessate le pubblicazioni del Ventriloquo, fra una settimana non si parlerà altro dell’accaduto... A lei, che ha tante relazioni alla Camera, il fare in modo che questa ultima tegola non sia micidiale per me.
— Tutti i salmi finiscono in gloria, pensò Ruggeri... Tacque, senza aver l’aria di assentire o di negare.
Il commendatore si alzò, non senza difficoltà, per la sproporzione del sedile troppo basso colla lunghezza delle gambe, e congedandosi se n’andò, sempre più convinto di essere un grand’uomo.
— Ho fatto un vero miracolo, ho domato il leone!
Ruggeri, a sua volta impietosito, ma non convinto, pensava: