Passava tanta gente, e nessuno mi scorgeva; ma al mattino del terzo giorno caddi sott’occhio ad una serva la quale, vistomi appena, mi prese, e lì passai un altro esame.

Poco dopo io errava per la tasca di quella ragazza con una numerosa brigata di amici coi quali feci subito conoscenza. Lungo la strada la mia nuova padrona incontrò un cencioso che le chiese l’elemosina; mi vennero le vertigini pensando di essere forse destinato a divenire proprietà di un miserabile. Stavo sì bene fra quelle gonnelle!

Per fortuna fui salvo e toccò ad un mio amico la triste sventura. — Non vedeva l’ora di entrare nella nuova casa, ma la mia padrona aveva molto da fare; per dipiù s’imbattè in un importuno che la tenne a ciance una buon ora sotto ad un portone. — Alcuni miei compagni vecchi di saccoccia mi dissero essere colui un giovane di negozio amante della serva, il quale ogni mattina l’aspettava per dirle le solite storie.

Mentre mi facevano questo racconto, sentii una grande scossa prolungata che ci mise tutti sossopra. Il turbine durò qualche minuto, e poi cessò; gli amanti si salutarono ed io me ne rimasi tranquillo; però dopo riflessioni che feci per via perdetti alquanto di quel buon concetto che mi era fatto sulla moralità delle serve.

Giunto a casa fui deposto sul camino cogli altri, ma vi rimasi per poco, giacchè venni levato e portato alla padrona come un oggetto di curiosità; ciò sempre in grazia del mio color verdolino.

Mi si allargarono i pori alla vista di quelle sale ricche e sontuose; mi trovava in una casa di signori, e ben poteva rallegrarmi di essere ruzzolato dal quarto piano per cambiare così in meglio. C’erano tappeti, fiori, mobili, quadri e specchi profusi con tanto lusso da gareggiare con un appartamento principesco.

Io non ho sesso, epperciò sono privo d’ogni suscettibilità, tuttavia ciò che è bello m’ha sempre colpito.

La padrona della serva che m’aveva raccolto era di una bellezza rara; una di quelle figure che i poeti hanno assimilato agli angeli; allorquando le sue graziose manine si posarono sopra di me, mi sentii un certo fremito che mi fece nascere qualche dubbio sulla proprietà insensitiva dei corpi inorganici. Fu però l’emozione di un istante, e passò subito.

La signora era nientemeno che una contessa, una contessina sposata di fresco ad un marullo di vecchio carico di ben settant’anni.

Ti racconto in due minuti la sua storia. — Il conte era vedovo di una prima moglie morta senza lasciargli la memoria d’un figlio, e riflettendo che dopo di lui la sua prosapia andava perduta, decise di ammogliarsi con una giovinetta di vent’anni. Queste profanazioni mi fecero sempre ribrezzo; ma la ragazza non era molto agiata, i parenti la pressavano ed ella accettò rinunziando all’amore di un giovinotto per due cavalli ed un blasone di nobiltà.