Il fonditore che mi prese, aveva moglie e due figli, di cui uno giovanissimo il quale era, come suol dirsi, il beniamino di papà. Venuta la sera, io me ne uscii dalla zecca; vale a dire che il mio proprietario, terminato il suo lavoro, si avviò a casa, e cammin facendo prese ad osservarmi attentamente. Fu quello il primo istante in cui potei dare un’occhiata all’intorno, e mi accorsi di essere in una gran città.

Ciò ti sembrerà strano, e penserai forse come mai io abbia riconosciuto una città, se non ne aveva mai vedute. Ma la tua sorpresa ed i tuoi stupori cesseranno allorchè saprai che il mio piccolo corpo è composto di mille piccolissime parti, le quali ebbero ciascuna un’esistenza speciale.

Cinque millesimi di me appartennero alla pentola di una fattucchiera; ma di tutto ciò mi ricordo appena come di un sogno:

È la Metempsicosi — Pitagora aveva ragione. Sotto forme nuove io era già vecchio, ed alcune parti di me datavano di varii secoli.

Nel mio complesso adunque conosceva benissimo ciò che fosse una città, epperciò non durai fatica a comprendere dove mi trovassi.

Giunto a casa del fonditore fui tratto di tasca per passare nelle mani del ragazzo più piccolo, il quale, vedendomi così verdolino, mandò urli di gioia, e mi strinse siffattamente fra le dita da farmi dubitare della mia solidità. Passata l’espansione, mi toccò subire un altro esame, e tutta la famiglia fu concorde nel trovare che il mio colore era magnifico.

Ciò mi dispiacque assai, perchè io ebbi sempre la smania di girare il mondo. Il mio novello stato mi prometteva un avvenire ricco di emozioni, e tremava ad ogni istante che a quei ragazzi venisse il ticchio di rinchiudermi in un salvadanajo, ed impedirmi così la circolazione.

In casa del fonditore signoreggiava la noia più potente; tutto era regolare, non si poteva fare appunti in nulla, e capirai che ciò riusciva di tedio al mio istinto d’osservazione.

La fortuna mi sorrise più presto che non me l’aspettava; qualche giorno dopo il mio arrivo in quella casa, quello dei ragazzi che mi faceva saltare per la stanza, mi lasciò cadere nella via. Non mi feci alcun male, abbenchè venissi dal quarto piano, e riavutomi alquanto dallo sbalordimento, mi rallegrai meco stesso dell’accaduto.

Stetti due giorni fra i ciottoli della via.